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Diocesi di Città di Castello

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Febbraio 2012

Numero 27

Anno IV

“Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia”(Giac. 2, 13)

Questa sentenza molto forte della Lettera di Giacomo ci accompagni nel prossimo cammino quaresimale 2012. Ci spinga a mettere in atto gli orientamenti pastorali che ho dato in “Gesù, maestro di misericordia”. Nella stessa Lettera di Giacomo leggiamo che la fede, se non è seguita dalle opere, è morta (2, 17). A un fratello nel bisogno non ci si può limitare a dirgli belle parole o a esprimere buoni sentimenti. La fede si manifesta nella concretezza delle opere di carità. “Non amiamo a parole, né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18). Nei Vangeli, soprattutto in Matteo, troviamo spesso l’insistenza sulle opere di misericordia, sulle quali verterà il giudizio universale. In modo molto concreto: dar da mangiare, bere, vestire, aiutare, visitare. Gesù è passato in mezzo a noi “facendo il bene”, guarendo tutti i malati (la grande parte dei suoi miracoli furono guarigioni), cacciando i demoni, portando il Vangelo della pace e del perdono, così da compiere la profezia d’Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie” (Mt 9,17). Gesù, ripieno dello Spirito Santo, ha portato ai poveri il lieto annunzio, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, la libertà agli oppressi, a tutti l’anno di grazia (cf Lc 4, 18-19). La sua Pasqua è il compimento definitivo della liberazione-salvezza dal male offerta a tutti gli uomini che nella fede in Lui vogliono accoglierla. Accoglierla vuol dire anzitutto, che noi stessi ci lasciamo guarire e salvare da Lui, ma significa anche diventare mediatori e testimoni dello stesso amore nei confronti dei fratelli nel bisogno. Tutte e due le cose. Se no la fede o non c’è o muore. Dai frutti, dalle opere di misericordia, si riconosce la bontà della vita cristiana. È questo il realismo evangelico. Che mette in evidenza possibili sorprese: i “lontani” possono avere più fede dei “vicini”, i peccatori ci possono precedere nel Regno di Dio, per accedere al quale non basta dire: “Signore, Signore”. Il Papa sta insistendo molto sull’importanza decisiva della fede. Qualche settimana fa affermò: “La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento della fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”. Ciò è evidente nei santi. La

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beata Teresa di Calcutta a chi le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella Chiesa, rispose: “Lei ed io”. Una fede che porta alla carità operosa. “Convertitevi e credete nel Vangelo” ci chiede Gesù. Una conversione permanente e sempre più coinvolgente in modo che la nostra vita diventi vangelo vivo, ossia vita santa nell'amore, come la vita di Gesù. Il messaggio del Papa per la Quaresima porta questo titolo: “Prestate attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”. (Eb 10,24). Siamo responsabili gli uni degli altri. Gli altri sono nostri fratelli. Ci lega la medesima figliolanza all'unico Padre, che ci ha generati con Amore infinitamente gratuito. Convertiamo dunque la durezza di cuore, l'indifferenza, l’estraneità in benevolenza, accoglienza, misericordia. Pensiamo, ad esempio, quanto questo aiuterebbe la comunione pastorale e l’azione caritativa. Occorre tutta la forza dello Spirito Santo per trasformare il nostro cuore che tende a indurirsi nell'egoismo (sclerocardia) in un cuore mite, umile, generoso e accogliente come quello di Gesù. Proponiamoci in questa quaresima di crescere nell'amore, dicendo no a tutto ciò che vi si oppone, dentro e fuori di noi. A cominciare dalle piccole cose quotidiane: un momento di silenzio e di preghiera, una parola e un gesto di attenzione, un servizio fatto col cuore, una gentilezza, un sorriso, un saluto, una visita, un “ti aiuto volentieri”, una richiesta e un'offerta di perdono… tante di queste cose, alla nostra portata, attuate con amore ogni giorno, fanno una giornata cristiana. Vivendo così le nostre giornate, viviamo, quasi senza accorgercene, come Gesù e i suoi santi discepoli. La Madonna ci accompagni in questo cammino di fede viva e di carità operosa! Con affetto vi saluto e vi benedico.

beata Teresa di Calcutta a chi le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella
beata Teresa di Calcutta a chi le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella

Domenico Cancian f.a.m., Vescovo

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beata Teresa di Calcutta a chi le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella

Il prossimo 2 febbraio ricorre il 10º anniversario della morte del vescovo Carlo Urru che ha servito esemplarmente la nostra Chiesa come vescovo dal 1982 al 1991. Si sta cercando di pubblicare un testo con i suoi discorsi, con le testimonianze e i ricordi. Davvero merita tutta la nostra gratitudine per l'esempio di fede forte e intelligente, per la mitezza e l'umiltà di comportamento, per la disponibilità a servire in diversi modi la Chiesa, per l'amabilità del tratto, per la testimonianza nell'accettare la sofferenza. Invito a partecipare alla celebrazione presieduta da S. Ecc. Mons. Mario Ceccobelli il 2 febbraio alle 10:00 nella Cripta della cattedrale. Saranno presenti tante persone provenienti dalla Sardegna e da Perugia. L'aver voluto essere sepolto nella nostra cattedrale è stato un altro modo di esprimere il suo grande amore per la nostra Chiesa. Il suo moto Spera in Domino esprime bene l'orientamento profondo del suo servizio episcopale. Per quel poco che l'ho conosciuto, l'ho molto apprezzato e con affetto ne invoco la protezione dal cielo.

beata Teresa di Calcutta a chi le chiedeva quale fosse la prima cosa da cambiare nella
  • Ricordiamo ancora con gratitudine la preziosa testimonianza e il servizio pastorale reso alla nostra Chiesa tifernate da monsignor Angelo Pecorari. La straordinaria partecipazione di clero, religiosi e laici alle esequie celebrate a Lama sabato 14 gennaio, è stata una bella dimostrazione di affetto e di riconoscenza. Ricordiamo la sua bontà e generosità d'animo, la sua amichevole attenzione ai confratelli sacerdoti, la sensibilità umana e sociale verso tutti, specialmente verso i giovani. Uomo di notevoli capacità, ha saputo calare la fede nelle relazioni con le persone, aiutando, incoraggiando, facendo del bene in modo intelligente e discreto. La malattia, accolta e portata con dignitosa serenità, l’ha purificato e preparato all'incontro col Signore. Sono testimone del suo umile e sereno abbandono alla volontà di Dio. Grazie ancora Don Angelo e prega per noi! E per nuove vocazioni al ministero sacerdotale nella nostra Chiesa.

Ricordiamo ancora con gratitudine la preziosa testimonianza e il servizio pastorale reso alla nostra Chiesa
  • Quest'anno ricorre il 50º di sacerdozio di Mons. Sergio Susi (18. 03. 1962), di Don Pietro Forlucci (29. 06. 1962), di Don Pietro Bartolini (12. 08. 1962). È motivo di gioia e di gratitudine per i complessivi 150 anni di ministero sacerdotale nella nostra Chiesa. Sempre quest'anno festeggeremo i 70 anni di sacerdozio di Mons. Magio Bogliari (28. 06. 1942) e il 65° di sacerdozio di Mons Lino Bricca (29. 06. 1947). Con i diretti interessati troveremo il momento per celebrare e festeggiare insieme queste felici ricorrenze.

  • Raccomando la partecipazione alla celebrazione della Giornata mondiale della Vita consacrata. La nostra Chiesa ha avuto una grande presenza di religiose/i che hanno dato una notevole testimonianza. Anche ora abbiamo ben cinque monasteri e diverse comunità religiose che stanno offrendo non pochi servizi ecclesiali e sociali. Li ringraziamo di cuore e chiediamo di continuare nello spirito dei loro santi fondatori. Chiediamo loro di pregare e di servire la Chiesa vivendo sempre meglio secondo il proprio carisma. Il messaggio dei vescovi è un bel richiamo. Meditiamolo. E preghiamo per le vocazioni alla vita consacrata.

  • Preghiamo per il buon esito degli Esercizi spirituali che si terranno alla Villa Muzi dal 6 al 10 febbraio. Si sono iscritti una quindicina di sacerdoti. Per vari impegni, io non potrò partecipare. Ci sarà il vicario generale Mons Giovanni Cappelli, il quale si metterà a disposizione per il buon andamento del corso e per ascoltare i sacerdoti partecipanti che lo desiderano. So che altri partecipano agli Esercizi a Loreto dal 13 al 17 febbraio. Quelli che mancano provvedano di metterli in programma nel 2012. Posso fare conoscere dove si tengono altri corsi.

  • Il ritiro del clero, il 15 febbraio, lo avremo al seminario. Sarà per noi l'occasione per prepararci alla quaresima e quindi invito tutti a non mancare.

  • Raccomando vivamente di valorizzare al massimo il tempo forte della Quaresima. Le celebrazioni della Parola e della Riconciliazione, le catechesi, le opere di carità, la via crucis e altro ancora, possono essere preziosi momenti di grazia per la crescita spirituale nostra e delle nostre comunità. Visto che si è riscontrato un buon ascolto, io continuerò a proporre, attraverso TRG e TTV, la lectio sul Vangelo delle domeniche di Quaresima: “La Parola per te. Verso la Pasqua”. Presiederò inoltre le stazioni quaresimali nelle domeniche di Quaresima in cattedrale e nelle chiese principali del centro storico. Parteciperò alla Via Crucis, nel chiostro delle suore cappuccine di Santa Veronica. Sono a disposizione delle unità pastorali per celebrazioni particolari. In quest'ottica anche l'impegno pastorale della benedizione delle famiglie (“l'acqua santa”) ha un suo valore. Sono convinto che ne vale la pena. È una occasione semplice, ma può diventare un momento di preghiera, di conoscenza, di avvicinamento alla comunità parrocchiale.

Fra qualche giorno sarà disponibile nella Libreria Sacro Cuore una mia lettera da portare nelle famiglie. Prego i parroci di ritirarla. Chi volesse, trova anche il mio libretto: “La vita buona di Gesù secondo Matteo”.

  • Rendo noto che a breve avremo un nuovo e importante servizio pastorale. Presso i locali della parrocchia San Giovanni Battista agli Zoccolanti, si avvierà un Consultorio, che senza pretese, intende nella gratuità andare incontro alle problematiche familiari, avvalendosi di un équipe di esperti coordinati dal parroco. Quando il progetto sarà definito nella modalità e nei tempi, sarà comunicato. In questo modo si arricchisce ulteriormente la Pastorale familiare. Nell'équipe guida di tale pastorale entrerà come collaboratore, al posto di Mons Luigi Guerri, Padre Massimo Brozzetti. Ringrazio Don Luigi per il prezioso servizio svolto e Fra Massimo che ha accettato di continuarlo.

  • Ricordo infine alcuni appuntamenti da non sottovalutare: il 5 febbraio la giornata per la vita (si legga il significativo messaggio dei vescovi) e l'11 febbraio la giornata del malato (per la quale papa Benedetto offerto una profonda riflessione che potremo valorizzare nei nostri incontri con i malati).

Fra qualche giorno sarà disponibile nella Libreria Sacro Cuore una mia lettera da portare nelle famiglie.

Proprio oggi, 30 gennaio, poco prima di uscire col Foglio di Collegamento, è arrivata la notizia della morte di monsignor Beniamino Schivo. Nato a Gallio nel 1910, fu il beato Carlo Liviero a portarlo, ancora ragazzino, in seminario a Città di Castello. Ordinato sacerdote nel 1933, ha praticamente speso la grandissima parte della sua vita nella formazione di numerosi sacerdoti, come rettore (1935-1970). Parroco a Belvedere, canonico della cattedrale e poi vicario generale dal 1958 al 1966. Membro del Consiglio presbiterale fu anche direttore dell'archivio storico. Nell'83 fu nominato protonotario apostolico. Ebbe il riconoscimento di “giusto tra le nazioni” e la medaglia d'oro al valor civile per aver salvato una famiglia ebrea. Lo ricordiamo con immensa gratitudine come sacerdote di grande integrità morale, di notevole intelligenza e, soprattutto, di grande spiritualità. Il Signore lo ricompensi e il Beato Carlo Liviero l’accolga tra i santi. Dal cielo interceda per la sua e nostra Chiesa.

 

AGENDA DIOCESANA FEBBRAIO 2012

 

GIOVEDI'

16ª Giornata mondiale della vita consacrata (vedi messaggio dei vescovi). - ore 10.00, Cattedrale. S. Ecc. Mons. Mario Ceccobelli presiede la celebrazione eucaristica nel 10° anniversario della morte di mons. Carlo Urru. Il vescovo Domenico, il vescovo emerito Pellegrino Tomaso e il clero

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PRES. DEL

concelebrano. Tutti sono invitati a partecipare per ringraziare il Signore per

Compleanno di Ferri mons. Alberto.

SIGNORE

il dono dell’indimenticabile Don Carlo.

- ore 18.00, Santuario Madonna delle Grazie. S.Messa del Vescovo per la “Giornata mondiale della Vita consacrata”. Giorgio Fiorucci riceverà il ministero straordinario dell’Eucarestia.

 

VENERDI'

- ore 21.00, Teatro degli Illuminati. Il vescovo partecipa allo spettacolo

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S. BIAGIO, S. OSCAR, S. CINZIA

“Vita in festa” realizzato dalla comunità di Nomadelfia.

 

DOMENICA

-

ore 18,30, Cattedrale. Il vescovo presiede la celebrazione della

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S.

AGATA

Santa Messa animata dal Centro Aiuto per la Vita e dal Movimento

per la Vita.

 

LUNEDI'

ore 10.00,Villa Muzi. Inizio degli Esercizi spirituali per il clero guidati da P.Gabriele Rossi f.a.m. Si concluderanno venerdì 10 con il pranzo. Vi

-

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S.

PAOLO MIKI

parteciperà anche il vicario generale.

 
 

ore 09.30, Assisi, Seminario Regionale. Il vescovo partecipa alla riunione della C.E.U.

-

 

MARTEDI'

Anniversario della nomina di S.E. Mons. Pellegrino Tomaso Ronchi a

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S.

TEODORO

MARTIRE

Vescovo di Città di Castello.

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MERCOLEDI'

29° anniversario della morte della Ven. Madre Speranza (1983).

 

S.

GIROLAMO EM.

Il vescovo alle ore 08,00 celebrerà l’Eucarestia a Collevalenza.

   

9-11 febbraio, Roma. Il vescovo partecipa all'Evento internazionale

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GIOVEDI'

promosso dal comitato per il progetto culturale della CEI: “ Gesù, nostro

S.

APOLLONIA

contemporaneo”.

 

-

ore 20.45, Seminario. Scuola Diocesana di Formazione Teologica.

 
   

19ª Giornata del malato (vedi il messaggio del Papa).

 

SABATO

-

ore 15.00, Cattedrale. Santa Messa del vescovo per la giornata del malato.

-

ore 16.30, Ospedale comprensoriale. Santa Messa del vescovo per i

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S.

DANTE , B.V. DI

LOURDES

malati.

ore 18.30, Assisi. Il vescovo partecipa all’assemblea delle società ciclistiche.

-

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DOMENICA

Compleanno di Marconi don Nazzareno e di Boriosi diacono Vittorio.

S.

EULALIA

 

MERCOLEDI'

-ore 09.30, Seminario. Ritiro spirituale del clero.

 

15

S.

FAUSTINO

Anniversario

ordinazione

sacerdotale

Bastianoni

mons.

Giovanni

(15.02.59).

 

GIOVEDI'

  • - ore 10.00, Perugia. Il vescovo partecipa all’apertura dell’anno giudiziario del

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S.

GIULIANA

VERGINE

Tribunale Ecclesiastico Umbro.

 

VENERDI'

 

17

S.

DONATO

  • - ore 15.00, Vescovado. Il vescovo presiede la riunione CDAE.

 

MARTIRE

 

DOMENICA

 

19

S.

MANSUETO , S.

Compleanno di Bernardo don Gesualdo

 

TULLIO

 
 

MARTEDI'

Compleanno di Cappelli mons. Giovanni.

 

21

S.

PIER DAMIANI, S.

ELEONORA

Anniversario della morte di Magnani mons. Rolando (21.02.2004).

 

MERCOLEDI'

 

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LE CENERI

Compleanno Capacci mons. Gino.

 

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GIOVEDI'

-

ore 20.45, Seminario. Scuola Diocesana di Formazione Teologica.

 

S.

RENZO

 
 

SABATO

  • - ore 09.30, Roma. Il vescovo partecipa all'incontro sulle opere sociali dei

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S.

CESARIO, S.

VITTORINO

religiosi in Italia.

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MARTEDI'

Onomastici di Piccinelli don Romano e del diacono Romano Marini.

 

S.

ROMANO ABATE

XXXX ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI MONS. CARLO URRU

URRU

ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI MONS. CARLO URRU

ANNIVERSARIO DALLA

ANNIVERSARIO

DALLA MORTE

MORTE DI

DI MONS.

MONS. CARLO

CARLO URRU

“Spera in Domino”

Il prossimo 2 febbraio ricorre il 10º anniversario della morte di Monsignor Carlo Urru.

Indimenticabile la data di morte dell’amatissimo “don Carlo” (02.02.2002),

indimenticabile la sua semplicità evangelica. L'amato pastore si è speso interamente

nel servizio della Chiesa in obbedienza al Signore, avendo come orientamento la

speranza nel Signore: Spera in Domino era il

suo motto.

Don Carlo nasce a Todi il 28 dicembre 1915.

Nel 1938 consegue la laurea in Lettere presso

l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Nel 1939 inizia la formazione sacerdotale nel

seminario diocesano di Perugia e, nel 1942, è

ordinato sacerdote. Rettore del seminario

perugino, nel 1964 è nominato rettore del

Pontificio Seminario Regionale Umbro.

Nel 1971 è eletto vescovo di Ampurias e

Tempio da papa Paolo VI e nel 1982 è trasferito

alla sede di Città di Castello, dove rimane

vescovo fino al 7 febbraio 1991.

Il suo fisico minuto, il suo carattere semplice, la

gentilezza del tratto, il suo grande amore, le sue

opere, fatte senza chiasso, hanno lasciato un

segno nel cuore dei castellani.

XXXX ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI MONS. CARLO URRU URRU ANNIVERSARIO DALLA MORTE DI MONS. CARLO URRU

“Essendo stato suo vicario generale

- ha scritto Mons. Edoardo Marconi – ho avuto

modo di ammirarne la carità inesauribile, la pazienza a volte illimitata, la delicatezza paterna negli interventi in situazioni difficili tra il clero o tra i fedeli, il distacco dai beni e dagli onori, lo spirito di preghiera e di sacrificio”.

Tra le opere da lui realizzate ricordiamo le chiese “Madonna del Latte” e “Santa

Veronica”, il restauro di quelle lesionate dal terremoto, il museo della Cattedrale,

l’avvio dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero e la ristrutturazione della

diocesi, l’inizio di attività del Ceis, del Centro accoglienza San Giovanni e della casa

per gli obiettori di coscienza e poi gli incontri con i cresimandi, la Visita pastorale, il

conferimento del diaconato e dei ministeri sacri, il Collegio dei consultori, la scuola

diocesana di teologia e altre attività ordinarie e straordinarie restano come segni della

sua presenza in mezzo a noi.

Nel marzo 1991 lascia Città di Castello e si trasferisce a Perugia. Risiederà nel palazzo

arcivescovile per oltre 10 anni, e dopo una lunga malattia, torna alla Casa del Padre, il

2 febbraio 2002. È sepolto nella cripta della Basilica Cattedrale di Città di Castello.

Un manoscritto del 14.02.’96 ci rivela chiaramente l’animo di Don Carlo:

“Due schegge infuocate partono dal Cuore di Gesù a fugare le nostre incertezze e paure 1) sta in silenzio davanti al Signore e spera in Lui: salmo 36 2) manifesta al Signore la tua via, confida in Lui. Sono in attesa della beata speranza”.

22 febbraio 2012 - inizio della quaresima

Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima con il digiuno e l'astinenza non solo dal cibo, ma anche e soprattutto dai nostri vizi. “ Quando tu digiuni profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. (Mt 6,17-18)

Come vivere questa Parola?

Che senso ha il digiuno oggi? Non parlo di quello delle cure

dimagranti o imparentate con le cure estetizzanti, ma con

l’impegno ascetico di tacitare le pretese del corpo che vorrebbe

nutrirsi più del necessario. Perché è vero: quando il corpo è

troppo accontentato l’anima si rattrappisce.

Il digiuno, se è pratica religiosa, deve trovare nell’interiorità la

sua ragione d’essere. Se è fatto per apparire uomini e donne ligi

a una legge della Chiesa, questa pratica non serve.

Contro il culto dell’apparire Gesù è sempre combattivo. Si

pensi a quello che ha detto ai farisei.

Il suo passare all’attacco qui è rappresentato da un gesto

22 febbraio 2012 - inizio della quaresima Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima con il digiuno

inatteso, splendidamente rivoluzionario e gioioso. Digiuni? E, in senso più largo, mortifichi non solo la

voglia di mangiare anche fuori posto, ma di parlare anche quando dovresti tacere, di comperare quando è

il caso di trattenerti dallo spendere e dallo sciupio? Ebbene profumati il capo. Cioè abbi un volto

sereno, possibilmente festoso. Copri la piccola morte del tuo ego ed esalta, nella gioia, la tua dedizione a

Dio, il tuo fargli spazio nell’imitazione di Cristo Gesù che digiunò nel deserto.

Signore, dammi di praticare quel digiuno che tu vuoi da me, però senza averne l’aria. Dammi un cuore

colmo del tuo amore, e occhi ridenti, festivi.

La voce di un dottore della Chiesa

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo e Padre della Chiesa (Disc. 43; PL 52, 320 e 322)

La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve

Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la

preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la

misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita

l'una dall'altra.

Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non

riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente.

Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere

esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non

chiuda il suo a chi lo supplica.

Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se

vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà,

la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. E' un cattivo richiedente

colui che nega agli altri quello che domanda per sé.

O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a

te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri

quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.

Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un'unica forza mediatrice presso Dio, siano per

noi un'unica difesa, un'unica preghiera sotto tre aspetti.

Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col

digiuno perché non c'è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando

dice: «Sacrificio a Dio è uno spirito contrito, un cuore contrito e umiliato tu, o Dio, non disprezzi» (Sal

50, 19).

O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l'oblazione del digiuno, perché sia pura l'ostia, santo il

sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà

scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia

accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il

digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per

il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il

digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello

invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o

uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai.

Dà a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

PAPA BENEDETTO XVI HA RICEVUTO IN UDIENZA IL PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE UMBRO “PIO XI”

O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l'oblazione del digiuno, perché sia pura

Alle ore 12 di giovedì 26 gennaio, nella Sala Clementina

del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha

ricevuto in udienza i seminaristi e i superiori del Pontificio

seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi, del Pontificio

seminario regionale “San Pio X” di Catanzaro e del

Pontificio seminario campano interregionale di Napoli, in

occasione del centenario della loro fondazione.

Dall’Umbria, insieme ai superiori e ai quaranta

seminaristi, sei dei quali dell’anno propedeutico, c’erano

gli arcivescovi e vescovi delle otto diocesi.

Mons. Nazzareno Marconi, rettore del Seminario “Pio XI” di Assisi, con queste parole ha

commentato l’udienza del Santo Padre: «pur nella limitatezza del tempo dell’incontro, il Papa è

stato molto accogliente con tutti i seminaristi, i loro superiori e formatori ed ha salutato

singolarmente ognuno dei vescovi presenti. I nostri presuli hanno donato al Santo Padre la

medaglia della Ceu raffigurante i Santi Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Il Seminario

regionale, invece, gli ha fatto dono di una casula realizzata da un artigiano di Assisi

appositamente per quest’occasione, ricamata con le decorazioni della cappella del Seminario.

Nel riceverla, Benedetto XVI si è complimentato con noi per questo bel dono». Mons. Marconi

ha ricordato anche alcuni dei passaggi del discorso del Santo Padre rivolto ai seminaristi. «E’

stato un discorso – ha commentato il rettore del “Pio XI” di Assisi – sulla formazione umana,

esortando i seminaristi ad essere attenti anche ai problemi e alle situazioni delle loro

popolazioni e del loro tempo». In sintesi, ha ricordato mons. Marconi, il Papa ha detto: «un

prete deve essere prima di tutto un uomo di Dio, quindi con un’umanità matura». Ma cosa ha

detto Papa Benedetto XVI ai seminaristi giunti dalla Calabria, dalla Campania e dall’Umbria?

«Sono molto lieto di accogliervi in occasione del centenario di fondazione dei Pontifici

seminari campano, calabro e umbro. Aa nascita di questi tre seminari regionali, nel 1912, - ha

proseguito il Papa - va compresa nella più ampia opera di incremento della formazione dei

candidati al sacerdozio portata avanti dal papa san Pio X, in continuità con Leone XIII. Per

venire incontro alle accresciute esigenze formative, la strada intrapresa fu quella

dell’aggregazione dei seminari diocesani in nuovi seminari regionali, insieme con la riforma

degli studi teologici, la quale produsse un sensibile innalzamento del livello qualitativo, grazie

all’acquisizione di una cultura di base comune a tutti e ad un periodo di studio sufficientemente

lungo e ben strutturato. Nell’attuale contesto storico ed ecclesiale l’esperienza dei seminari

regionali si presenta ancora assai opportuna e valida. Grazie al collegamento con Facoltà ed

Istituti teologici, consente di avere accesso a percorsi di studio di livello elevato, favorendo una

preparazione adeguata al complesso scenario culturale e sociale nel quale viviamo. Inoltre, il

carattere interdiocesano si rivela una efficace "palestra" di comunione, che si sviluppa

nell’incontro con sensibilità diverse da armonizzare nell’unico servizio alla Chiesa di Cristo. In

questo senso, i seminari regionali forniscono un incisivo e concreto contributo al cammino di

comunione delle Diocesi, favorendo la conoscenza, la capacità di collaborazione e

l’arricchimento di esperienze ecclesiali tra i futuri presbiteri, tra i formatori e tra gli stessi pastori

delle Chiese particolari. La dimensione regionale si pone inoltre come valida mediazione tra le

linee della Chiesa universale e le esigenze delle realtà locali, evitando il rischio del

particolarismo. Le vostre regioni, cari amici, sono ricche di grandi patrimoni spirituali e culturali,

mentre vivono non poche difficoltà sociali. Pensiamo, ad esempio, all’Umbria, patria di san

Francesco e di san Benedetto! Impregnata di spiritualità, l’Umbria è meta continua di

pellegrinaggi. Al tempo stesso, questa piccola regione soffre come e più di altre la sfavorevole

congiuntura economica».

Rivolgendosi direttamente ai futuri presbiteri, il Papa ha ricordato, come già fatto nella sua

lettera ai seminaristi a conclusione dell’Anno sacerdotale, che il contesto culturale di oggi

esige una solida preparazione filosofico-teologica. «Non si tratta soltanto di imparare le cose

evidentemente utili – ha ricordato Papa Ratzinger – ma di conoscere e comprendere la

struttura interna della fede nella sua totalità, che non è un sommario di tesi, ma è un

organismo, una visione organica, così che essa diventi risposta alle domande degli uomini, i

quali cambiano, dal punto di vista esteriore, di generazione in generazione, e tuttavia restano

in fondo gli stessi. Inoltre, lo studio della teologia deve avere sempre un legame intenso con la

vita di preghiera. È importante che il seminarista comprenda bene che, mentre si applica a

questo oggetto, è in realtà un "Soggetto" che lo interpella, quel Signore che gli ha fatto sentire

la sua voce invitandolo a spendere la vita a servizio di Dio e dei fratelli. Così potrà realizzarsi

nel seminarista oggi, e nel presbitero domani, quella unità di vita auspicata dal documento

conciliare Presbyterorum Ordinis (n. 14), la quale trova la sua espressione visibile nella carità

pastorale».

Mons. Marconi, a conclusione della giornata in Vaticano dei seminaristi, ha annunciato che

nella mattinata del 31 gennaio prossimo si terrà, presso il Seminario regionale di Assisi, il

primo di una serie di incontri degli ex alunni del “Pio XI” per «festeggiare già il centenario della

sua fondazione. A questo primo incontro sono invitati i sacerdoti più anziani, gli

ultraottantenni». In seguito, ha annunciato sempre mons. Marconi, sarà reso noto il

programma ufficiale delle celebrazioni di questo primo centenario.

C o n f e r e n z a

e p i s c o p a l e

i

t a

l

i

a n a

2 febbraio 2012

Messaggio per la 16ª Giornata mondiale della vita consacrata

Educarsi alla vita santa di Gesù

La celebrazione annuale della Giornata mondiale della vita consacrata ci invita anzitutto a

esprimere un sentito ringraziamento per la testimonianza evangelica e il servizio alla Chiesa e al mondo

offerto da voi, che vi siete consacrati totalmente nella sequela di Gesù Cristo. La vostra presenza

carismatica e la vostra dedizione, in tempi non facili, sono una grazia del Signore, un segno profetico ed

escatologico mai abbastanza apprezzato.

Proprio la stima e la riconoscenza che nutriamo per voi ci spinge a sollecitarvi ad accogliere

cordialmente gli orientamenti pastorali che la Chiesa in Italia si è data per questo decennio.

“Educare alla vita buona del Vangelo” implica certamente l’educare alla vita santa di Gesù. È questo il

dono e l’impegno di ogni persona che voglia farsi discepola di Gesù, specialmente di chi è chiamato alla

vita consacrata. “Veramente la vita consacrata costituisce memoria vivente del modo di esistere e di

agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli” (Giovanni Paolo II, Vita

consecrata, n. 22). Il proprium della vita consacrata è riproporre la forma di vita che Gesù ha abbracciato

e offerto ai discepoli che lo seguivano: l’evangelica vivendi forma. Questa costituisce una testimonianza

fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana e tratteggia un ideale percorso educativo,

antropologico ed evangelico.

A partire da questa prospettiva, intendiamo richiamare quattro note che mostrano la coerenza della vita

con la vostra specifica vocazione e al tempo stesso manifestano la fecondità di un assiduo cammino

formativo.

1) Il primato di Dio. Papa Benedetto XVI insiste sul fatto che la sfida principale del tempo presente è la

secolarizzazione, che porta all’emarginazione di Dio o alla sua insignificanza, per cui l’uomo resta solo

con la sua rabbia e la sua disperazione. Urge una nuova evangelizzazione, che metta al centro

dell’esistenza umana il primo comandamento di Dio, la confessio Trinitatis e la Parola di salvezza, di cui

voi avete profonda esperienza spirituale. Nella misura in cui testimoniate la bellezza dell’amore di Dio,

che segue l’uomo con infinita benevolenza e misericordia, voi spandete quel “buon profumo divino” che

può richiamare l’umanità alla sua vocazione fondamentale: la comunione con Dio. Nella vostra esistenza

trasfigurata dalla bellezza della sua santità, siete chiamati ad

anticipare la comunità “senza macchie e senza rughe”, “il cielo

nuovo e la terra nuova” che ogni uomo desidera (cfr Ap 21,1).

2) La fraternità. La fraternità universale è il sogno di Dio, Padre di

tutti. La dilagante conflittualità che dete-riora le relazioni umane

mostra la perenne attualità della missione di Cristo e dei suoi

discepoli: raccogliere in unità i figli di Dio dispersi. La Chiesa è

segno e sacramento di questa comunione. “Per presentare all’umanità

di oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di comunità

fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un

contributo alla nuova evangelizzazione” (Vita consecrata, n. 45). Che

fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana e tratteggia un ideale percorso educativo, antropologico

bella testimonianza ecclesiale possono offrire alle parrocchie, alle famiglie e ai giovani autentiche

fraternità, capaci di accoglienza, di rispetto e di accompagnamento! Sono segni di un amore che sa

aprirsi alla Chiesa particolare, a quella universale e al mondo. Tocca alle comunità religiose essere

scuole di fraternità che impegnano i propri membri alla formazione permanente alle virtù evangeliche:

umiltà, accoglienza dei piccoli e dei poveri, correzione fraterna, preghiera comune, perdono reciproco,

condividendo la fede, l’affetto fraterno e i beni materiali (cfr At 2-4; 1Pt 3,8-9). Gesù prega, perché i

suoi discepoli “siano una sola cosa”, come lui lo è con il Padre (cfr Gv 17,21). Come ci insegna

Benedetto XVI, “mediante l’unità umanamente inspiegabile dei discepoli di Gesù viene legittimato Gesù

stesso” (Gesù di Nazaret, vol. II, p.112) e tutti possono giungere alla fede.

3) Lo zelo divino. In un mondo monotono e apatico, dominato dagli istinti e dalle passioni, Gesù e i suoi

discepoli testimoniano la forza straordinaria dello zelo divino, che proviene dallo Spirito Santo. Dio è

amore, “fuoco divorante”, roveto ardente che brucia senza mai consumarsi (cfr Es 3,2). Nel Cantico dei

Cantici, la sposa grida: “Le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non

possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (8,6-7). Il profeta Elia, “pieno di zelo per il Signore”

(1Re 19,10), ha comportamenti e parole che lo rendono simile al fuoco. Il profeta Geremia non riesce a

contenere nel suo cuore il fuoco ardente di un’irresistibile seduzione (cfr Ger 20,7). Gesù è venuto “a

portare il fuoco sulla terra” per accenderla del suo amore (cfr Lc 12,49). Dove passa porta la pace, il

perdono, la guarigione, ma anche la divisione. I discepoli, vedendolo, si ricordano delle parole del

salmista: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà” (Gv 2,17; cfr Sal 69,10). Benedetto XVI, rivolgendosi ai

superiori e alle superiore generali degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica ebbe a

dire: “Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati

dallo splendore della sua bellezza […]. Essere di Cristo significa mantenere sempre ardente nel cuore

una viva fiamma d'amore” (discorso del 22 maggio 2006).

Dovremmo preoccuparci non tanto della contrazione numerica delle vocazioni, quanto della vita tutto

sommato mediocre di molti, in cui sembra persa la traccia dello zelo, della passione, del fuoco d’amore

che animava Gesù e i santi. Per la nuova evangelizzazione a cui la Chiesa oggi è chiamata occorrono

nuovi santi, appassionati di Gesù e dell’uomo, sentinelle che sanno intercettare gli orizzonti della storia,

in cui ancora una volta Dio ha deciso di servirsi delle creature per realizzare il suo disegno d’amore. Da

sempre la vita consacrata è stata laboratorio di nuovo umanesimo, cenacolo di cultura che ha fecondato

la letteratura, l’arte, la musica, l’economia e le scienze. È un impegno a cui siamo fortemente chiamati

in questo tempo difficile.

4) Stile di vita. La povertà evangelica favorisce uno stile di vita all’insegna dell’essenzialità, della

gratuità, dell’ospitalità, superando le derive dell’omologazione e del consumismo. La castità consacrata

aiuta a riqua-lificare la sessualità e a dare ordine e significato vero agli affetti, orientandoli a un amore

fedele e fecondo. L’obbedienza libera dall’individualismo e dall’orgoglio, per renderci servi di Dio e

disponibili a fare la sua volontà mettendoci a servizio delle persone che lui ci affida, specialmente i

poveri. Vissuti sull’esempio di Cristo e dei santi, i consigli evangelici costituiscono una vera

testimonianza profetica dal profondo significato antropologico, che suppone e richiede un grande

impegno educativo. È un cammino da compiere con umiltà, discrezione e misericordia, perché tale Gesù

si è mostrato a noi. Lo zelo divino si è coniugato in lui con la costanza che ha vinto le resistenze più

dure, con la paziente fiducia che ha superato i pregiudizi più perversi, con l’amore misericordioso che lo

ha spinto a dare se stesso in offerta per tutti. Se lo Spirito di Gesù abita nei nostri cuori, anche noi

potremo fare quel che ha fatto lui.

Cari consacrati, care consacrate, vi accompagni e vi protegga la Vergine Maria, perfetta discepola e

dolce maestra. Vi benedicano dall’alto i santi fondatori, i cui carismi illuminano il vostro cammino,

tracciando per voi la strada della vita buona del Vangelo.

Roma, Solennità dell’Epifania del Signore

LA COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL CLERO E LA VITA CONSACRATA

5 febbraio 2012

Messaggio del Consiglio episcopale permanente per la 34^ Giornata Nazionale per la Vita

“Giovani aperti alla vita”

La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla

vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a

volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne

servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Del resto, nel

Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc

22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol

farsi padrone della vita, invecchia il mondo.

Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i

desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida

oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque

al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per

impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la

convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più

fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e

tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per

aiuta a riqua-lificare la sessualità e a dare ordine e significato vero agli affetti, orientandoli a

farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi

compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso.

In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere

da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono

dell’esistenza.

Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di

fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e

cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti

disposti a condividerlo.

Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il

cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso.

I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni

– che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi

strumenti possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della vita.

Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di

simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per

sperimentare l’affascinante avventura della vita.

È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per

questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria

responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da

singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere

risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà.

Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un

progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della

persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di

inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i

giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui

tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri

che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti.

La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con

il sigillo misterioso di Dio.

I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti

L'INVITO È RIVOLTO A TUTTI

I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti

11 febbraio 2012

20ª GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

"Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!"(Lc 17,19)

L'11 febbraio prossimo, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, la Chiesa

celebra la XX Giornata Mondiale del Malato ed intende sensibilizzare la comunità ecclesiale al

servizio pastorale nel mondo della salute.

Il Santo Padre ha dedicato un messaggio a questa giornata dal titolo: "Alzati e va'; la tua fede ti

ha salvato!" (Lc 17,19). Nel suo messaggio il Papa dice: "Desidero rinnovare la mia spirituale

vicinanza a tutti i malati (

...

),

esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l'affetto di tutta la Chiesa.

Nell'accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il

cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull'esempio di Cristo,

che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell'uomo per guarirle".

"Il tema di questo Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato, 'Àlzati e va'; la tua fede ti ha

salvato!', guarda anche al prossimo 'Anno della fede', che inizierà l'11 ottobre 2012. (

...

)

Desidero

incoraggiare i malati e i sofferenti a trovare sempre un'ancora sicura nella fede, alimentata dall'ascolto

della Parola di Dio, dalla preghiera personale e dai Sacramenti, mentre invito i Pastori ad essere sempre

più disponibili alla loro celebrazione per gli infermi. (

...

)

I sacerdoti siano pieni di gioia, premurosi verso

i più deboli, i semplici, i peccatori, manifestando l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti

della speranza".

All’interno della busta, in allegato troverete il testo completo del Messaggio dei vescovi italiani

per la Giornata Mondiale del Malato, uno schema per la celebrazione, la locandina della

giornata e i ricordini da distribuire ai malati. Chi desiderasse un numero maggiore di ricordini

sappia che sono disponibili presso la Libreria S. Cuore.

Pastorale sanitaria diocesana

C o n s i g l i o

P r e s b i t e r a l e

Consiglio Presbiterale del 25 novembre 2011

"Il tema di questo Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato, 'Àlzati e va'; la

Venerdì 25 novembre 2011 presso il Palazzo Vescovile in Città di Castello si è riunito il Consiglio Presbiterale della diocesi di Città di Castello. Sotto la presidenza del Vescovo diocesano, mons. Domenico Cancian, sono presenti don Giovanni Cappelli (vicario generale); don Salvatore Luchetti (direttore dell’ufficio catechistico); don Paolo Martinelli (direttore dell’ufficio liturgico diocesano); don Antonio Rossi, in rappresentanza delle zone pastorali; don Giancarlo Lepri (zona urbana); don Venicio Zambri (zona sud); don Francesco Mariucci (zona nord); padre Mario Macrì (ofm), don Livio Tacchini (in rappresentanza del presbiterio). Risultano assenti:

padre Francesco Santinelli (zona sud), don Paolino Trani, don Antonio Rossi. Dopo la recita dell’ora media, e l’approvazione del verbale della precedente riunione, si passa alla discussione dell’ordine del giorno. Su invito del vicario generale la discussione dell’odg viene preceduta da una verifica sull’assemblea ecclesiale diocesana. Don Paolo Martinelli riporta le sensazioni ricevute dai partecipanti all’assemblea: occorre prendere coscienza che va modificato il nostro modo di fare catechesi e soprattutto bisogna coinvolgere le famiglie. Servono linee pastorali diocesane precise. Secondo don Giovanni Cappelli occorre fare dell’assemblea ecclesiale un evento diocesano verso cui devono convergere le varie realtà ecclesiali.

Don Livio Tacchini reputa buona la formula adottata quest’anno. Ha permesso il coinvolgimento delle zone pastorali. Il rischio è che diventi semplice rito da ripetere. Secondo don Salvatore Luchetti c’è un po’ di stanchezza, affievolimento dell’interesse verso questo modo assembleare. Occorre fare un’analisi seria. Secondo don Francesco Mariucci c’è una certa confusione a livello di metodo dato che ogni anno sembra che si mettano argomenti sempre nuovi in discussione. Don Giancarlo Lepri ricorda che dall’assemblea ecclesiale ci sono state indicazioni preziose che ci fanno vedere come si sta facendo e come si dovrebbe migliorare la catechesi. L’assemblea deve essere preparata nelle unità pastorali. Anche don Vinicio Zambri ricorda che ci debba essere una preparazione nelle zone pastorali e propone osservazioni riguardo al tempo ed al modo. Occorre un maggiore scambio tra i partecipanti all’assemblea. Si conclude che l’assemblea diocesana va programmata entro i mesi di febbraio-marzo. Dovrebbe essere celebrata entro i primi quindici giorni del mese di settembre; a giugno va prevista quella di verifica. Per la preparazione si può pensare ad una riunione congiunta del consiglio presbiterale e di quello pastorale. Si passa quindi alla discussione sulle modalità di attuazione delle Linee pastorali 2011/2012. Il documento dovrebbe essere al centro della discussione nelle zone pastorali. Occorre anche favorire l’incontro settimanale dei preti della unità pastorale. A proposito delle celebrazioni si propone di invitare alla celebrazione del giovedì santo i ragazzi che riceveranno la Cresima nell’anno. E’ una proposta da valutare.

Don Francesco Mariucci, segretario

d a g l i

u f f i c i

d

i

c u r i a

UUffffiicciioo PPaassttoorraallee GGiioovvaanniillee ee VVooccaazziioonnaallee

Il 23 Febbraio a San Pio alle 21,00 avrà luogo il classico appuntamento della Pastorale Giovanile
Il
23
Febbraio a San
Pio
alle 21,00
avrà luogo il
classico appuntamento della Pastorale Giovanile con i
Giovani della Diocesi, per vivere la Quaresima ben
concentrati, col cuore e lo spirito pulito, per iniziare questo
cammino di 40
giorni consapevoli e certi che una volta
arrivati in fondo, Gesù ci aspetterà a braccia aperte e che
per noi avrà aperto le porte del Paradiso!

Santuario di Santa Maria delle Grazie

Santuario di Santa Maria delle Grazie 2 febbraio 2012 Festa della Presentazione del Signore al Tempio

2 febbraio 2012

Festa della Presentazione del Signore al Tempio e XVI Giornata della Vita Consacrata

LUNEDÌ 30 GENNAIO – MARTEDÌ 31 GENNAIO – MERCOLEDÌ 1 FEBBRAIO

TRIDUO DI PREPARAZIONE

Ore 17.15: Scoprimento dell’immagine della Madonna delle Grazie – recita comunitaria del Rosario. Ore 17.45: Vespri. Ore 18: S. Messa.

MERCOLEDÌ 2 FEBBRAIO: GIORNO DELLA FESTA

Ore 7.45: Scoprimento dell’immagine della Madonna delle Grazie – Lodi mattutine. Ore 8.30 – 10: S. Messa. Ore 17.15: Vespri solenni.

Ore 17.45: Benedizione delle candele nella chiesa delle Cappuccine; inizio della processione verso il Santuario di Santa Maria delle Grazie.

ORE 18:00 CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DAL VESCOVO DIOCESANO, MONS. DOMENICO CANCIAN.

Parteciperanno le comunità di vita consacrata maschili e femminili della Diocesi.

La celebrazione sarà animata dalla Corale “M. Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito.

r i c o r d a

n d o

D o n

A n g e l o

Ci sono persone speciali…

...

che ti accompagnano nella crescita, che non ti sono parenti, non sono tuoi amici, non sono sempre con

te, tuttavia si comportano da genitore, scherzano con te come il tuo migliore amico, le senti forte nel

cuore.

Lei DON ANGELO è stato questo per tanti di noi.

All’ombra di questo campanile, tanti di noi ci sono cresciuti,

entrando e uscendo di corsa da casa sua come fosse stata casa

nostra, grazie a lei, alla sua ospitalità. Lei che c'è sempre stato

nella nostra vita in maniera attiva e tangibile.

C'era quando eravamo piccoli e lei ci scarrozzava con la sua

ritmo bianca, veniva a scuola con l’organetto a insegnarci le

canzoni, le preghiere.

Indimenticabili le sue carezze sul capo, date con generosità a tutti

i bambini. Un gesto semplice, banale, che nasconde l’amore di un

r i c o r d a n d o D o n A n g

padre. C'era quando da ragazzini gli davamo da fare, quando facevamo i dispetti. C'era quando da

adolescenti l’aiutavamo in parrocchia, quando abbiamo iniziato a conoscere la sua simpatia, la sua

ironia, il suo senso dell’amicizia. Quanti ricordi, quante belle giornate! C'era quando senza niente in

mano le abbiamo proposto di fare un musical in chiesa, trasformandola in un vero e proprio teatro. C’era

e ci ha dato assoluto sostegno. C'era quando "Quelli che passa il convento" è nata. Lei è stato la linfa di

quest’associazione.

Ma la cosa importante e bella è che ha sostenuto non un'associazione qualunque ma un gruppo di amici

che si vuole bene davvero, che grazie a lei e grazie a Dio ha saputo crescere in maniera sana.

C'era la sua bontà paterna, c'era la sua incondizionata fiducia, a volte la sua severità, mai troppo

credibile. C'era il suo sguardo commosso quella prima volta sul palco, la sua felicità, il suo

ORGOGLIO.

Orgoglioso di noi è stato

...

e

noi, infinitamente di lei.

Caro Don Angelo, è una grande tristezza oggi salutarla.

Tanti ragazzi che ha cresciuto l’hanno ricordata tramite internet con parole bellissime e grande affetto.

Lei che ha saputo essere un uomo ironico, semplice, buono, ONESTO.

In questo mondo alle persone buone si punta troppo spesso il dito. E le persone buone, giudicate

indegnamente, vigliaccamente a volte, continuano a stare buone, in silenzio. E magari si sentono sole.

Vogliamo abbracciarti forte Don… t’abbiamo voluto bene, t’abbiamo stimato, ti siamo grati per tutto

quello che hai fatto per noi. Speriamo di averti saputo trasmettere tutto questo.

Ciao Don…ci mancherà non saperti tra noi. Lei che ha saputo essere l’uomo ironico, semplice, buono

ma soprattutto ONESTO.

In questo mondo alle persone buone si punta troppo spesso il dito. E le persone buone, giudicate

indegnamente, vigliaccamente a volte, continuano a stare buone, in silenzio. E magari si sentono sole.

Vogliamo abbracciarla forte Don Angelo, le abbiamo voluto davvero bene, l’abbiamo stimata tanto, le

siamo grati per tutto quello che ha fatto per noi.

Speriamo di averle saputo trasmettere tutto questo. Oggi siamo sicuri, si avvererà per lei ciò che Gesù ha

promesso:

“… beati i miti perché erediteranno la terra…

…beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia…

…beati i puri di cuore, perché vedranno Dio…

…beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio…

… beati i perseguitati, perché di essi è il regno dei cieli…

Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.”

Arrivederci Don Angelo, ci mancherà non saperla più tra noi!

Matteo Rossi – Lama