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FRANCESCO M.

CHIANCONE

Curarsi con le piante nel Cinquecento


Per stare bene Per far belle le donne Per vivere castamente

ARACNE

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8879999125

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dellEditore. I edizione: dicembre 2004

SOMMARIO
7 9 12 12 14 16 21 23 27 29 33 37 52 70 89 90 94 100 102 103 108 114 114 119 121 126 131 136 139 143 PRESENTAZIONE COMINCER DA GIONA DAL FLOS MEDICINAE AL 1500 Le ghiande di Giove I quattro umori Le cinquecentine QUALI MALI DA CURARE Vermini Flussi Opilationi QUALI PIANTE PER CURARSI I cereali I legumi Erbaggi e ortaggi Condimenti, odori e spezie La frutta QUASI UN RICETTARIO Le cure per stare bene Per le donne far belle (e non solo) Per fare lamore e vivere casti LE SORPRESE INATTESE Dal Cacio alle Telline Le infermit dalla A alla Zeta FRA LE ALTRE PIANTE Quelle senza virt Quelle con virt particolari I veleni SUPERSTIZIONI E LEGGENDE APPENDICE IN CHIUSURA GLOSSARIO INDICI

PRESENTAZIONE

Ho provato a vincere le difcolt del cominciare cercando la risposta a due interrogativi che mi tormentavano: chi stato il primo a scoprire che una pianta pu lenire le sofferenze e quale stata la prima pianta che ha mostrato di possedere tale virt. Mi parso naturale rivolgermi al libro pi antico e pi ricco della sapienza del mondo, la Bibbia. Le piante furono date ad Adamo per il piacere degli occhi e come cibo; pi avanti si legge di una pianta che viene posta sul capo di un profeta per alleviarne il dolore, ed era chiara anche la risposta al primo interrogativo. Bisognava a questo punto estendere la ricerca e ho scelto, per una consultazione diretta, la famosa Scuola Salernitana, le cui regole hanno rappresentato il sapere medico per secoli. Sono passato quindi alle mie tre cinquecentine, che offrivano un campo molto pi ampio di conoscenze nuove, nel orire del nostro Rinascimento. Con uno degli erbari del Cinquecento avevo preso condenza per un mio saggio sulle centoquaranta piante che giungevano in tavola, fra le oltre settecento che vi sono illustrate. Di queste piante riporto qui le Virt di dentro e di fuori, come le distingue lAutore Castore Durante, per la cura di tutte le malattie, e non solo. Si passano cos in rassegna, con le stesse parole dei testi relativi, le propriet di cereali legumi erbaggi spezie frutta, con un mia Nota alla ne di ogni gruppo. E si propone quindi una sorta di Ricettario con le piante principali, o pi comuni, e i loro pi comuni impieghi terapeutici. facile rilevare lassenza di alcune piante della nostra medicina popolare o della nostra Farmacopea, come la digitale. Questo potrebbe far pensare che non se ne conoscessero, in quellepoca, le propriet infatti la digitale fu scoperta due secoli pi tardi. Devo anche notare che sono assai poche le piante con indicazioni per le cardiopa7

tie; queste peraltro non compaiono in una delle mie cinquecentine, i Consilia Medicinalia (1557), che un illustre cattedratico di Padova e poi di Bologna detta nelle lettere di consulti per i notabili pazienti. Ancora uno sguardo alle Sorprese inattese luso del cacio e delle telline come medicamento, alle Inrmit curiose come Abondanza e Capelli far ricci. Poi le virt speciali di varie piante e le leggende su alcune di esse. Alla ne In chiusura.

COMINCER DA GIONA

Ci sono tanti modi per cominciare e io non ho, come Omero, una Musa alla quale chiedere ispirazione o protezione. Provo ad ancorarmi alla Sacra Bibbia (edizione ufciale della CEI). Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata (Genesi 2,4) Poi il Signore Dio piant un giardino in Eden, a oriente, e vi colloc luomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista buoni da mangiare, tra cui lalbero della vita in mezzo al giardino e lalbero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2,10). Un ume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di l si divideva e formava quattro corsi. Il primo ume si chiama Pison intorno a tutto il paese di Avila dove c loro, il secondo ume si chiama Ghison e scorre in tutto il paese dEtiopia, il terzo ume si chiama Tigri e scorre a oriente di Assur, il quarto ume lEufrate (Genesi 2,1014). Il Signore Dio prese luomo e lo pose nel giardino di Eden, perch lo coltivasse e lo custodisse (Genesi 2,15). E pi avanti un albero buono da mangiare e gradito agli occhi, diventa unarma di seduzione e dinsidia del serpente, la pi astuta delle bestie selvatiche fatte dal Signore Dio, e origine del castigo divino. Cos la Sacra Bibbia risponde allinterrogativo che in maniera indistinta sentivo gi in quinta ginnasio, quando don Masulli, col suo contagioso entusiasmo, ci faceva scoprire il meraviglioso mondo delle piante, i ori i colori i profumi, le rosacee e le cariollacee, le crocifere e le bulbacee. Quel mondo mi appassionava, quante piante, tante piante, una domanda che mi si ripresent, chiara e netta, un giorno in cui cercavo distrazione e riposo nella lettura di un antico erbario. 9

Il paradiso terrestre era stato creato dunque per luomo: che ne diventava signore e padrone e le piante erano nate per svolgere una duplice funzione: rendere bello e confortevole lambiente e dare alluomo il cibo per soddisfare la sua esigenza primaria. Il verbo mangiare compare tre volte ed curioso che il primo nome di una pianta citato nella Bibbia sia quello di un albero da frutta, il co; non vi traccia della mela, il pomo che la tradizione popolare fa mordere a Eva. Nomi di altre piante troveremo solo pi avanti, ricorderei anzitutto quelli del Cantico dei Cantici che, accanto al co e ad altre piante eduli e qui compare il melo , conduce i protagonisti di quella appassionata storia damore fra gigli e cedri, fra pini e cipressi. Ma nuovi interrogativi nascono dal primo: quando un frutto buono da mangiare diventa medicina? e questo era gi n da principio nel grande disegno del Creatore del mondo? Per conoscere queste piante che hanno virt curative apriamo lHerbario Nuovo di Castore Durante. In questo volume, ricco di 720 piante raccontate per forma qualit e virt da guarire ogni malanno, nessuna risposta; ma rileggendo della cecit di Tobia nella Sacra Bibbia, mi imbatto in Giona, il profeta al quale il Signore disse: Alzati e va a Ninive, la grande citt e annunzia quanto ti dir; Giona si alz e and a Ninive, tre giornate di cammino (Giona 3,23). Dopo tante traversie, Giona usc dalla citt e sost a oriente di essa. Si fece l un riparo di frasche e vi si mise allombra in attesa di vedere ci che sarebbe avvenuto nella citt. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona prov una grande gioia per quel ricino. Ma il giorno dopo, allo spuntar dellalba, Dio mand un verme a rodere il ricino e questo si secc (Giona 4,57). Le mie curiosit erano nalmente soddisfatte. La Bibbia ne pone tanti di interrogativi e li pone a ogni uomo, credente ateo o agnostico; basta interrogarsi sugli interrogativi, se mi lecito questo gioco di parole. Il libro pi vecchio del mondo, il pi noto e il pi letto, una galleria di personaggi, dal primo uomo che doveva coltivare la terra per procurarsi il cibo, a Salomone, il pi grande sapiente, ai profeti, un repertorio di tutte le virt e di tutti i vizi e i mali delluomo; il libro che accende la fantasia con la storia di Giona gettato in mare, entra nel ventre di un pesce, viene 10

ributtato sulla spiaggia vivo e vegeto, per riprendere la faticosa predicazione di citt in citt. il libro dei primi miracoli che restano tali anche quando ti sembra di averne trovato la spiegazione razionale. Mi capitato ripensando alla cecit di Tobia, che diventa cieco per essersi addormentato con la faccia scoperta ignorando che sopra di me nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche (Tobia 2,10). una storia del tutto credibile, ma le macchie bianche sugli occhi sono le macchie di Bitot, segno caratteristico della carenza di vitamina A. Tobia recuper la vista quando suo glio Tobi, seguendo le istruzioni dellAngelo, gli spalm sugli occhi il ele del pesce. Il fegato del pesce lorgano pi ricco di vitamina A; la cecit di Tobia era dunque dovuta a una carenza di questa vitamina? E le vitamine sono forse nate nella Bibbia, nel Paradiso terrestre? Nascono nuovi interrogativi che restano senza risposta, che anzi ne generano altri; e il ricino, creato per alleviare il male di Giona, quando e come ha insegnato alluomo che le piante servono anche a curare? Devo andare indietro nel tempo, rivolgermi forse a Ippocrate, il padre della Medicina, o a Teofrasto, primo autore di una Storia delle Piante? Ma in che lingua parler, col mio poverissimo greco di ginnasiale memoria? E poi, il primo mi insegner il sapere medico, laltro mi parler di botanica. Rovisto in un cassetto fra vecchi appunti dimenticati. Su una pagina di un quaderno ingiallito dal tempo leggo, dal Proemio dellopera De medicina di Aulo Cornelio Celso, vissuto ai tempi dellimperatore Tiberio come lagricultura assicura gli alimenti ai corpi sani, cos la medicina promette guarigione ai corpi malati anche i popoli pi inesperti conobbero cibi e altri rimedi a sollievo delle ferite e delle malattie. Considerare le piante come cibo e medicina era dunque diventata una conoscenza di tutti, un principio di vita?

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DAL FLOS MEDICINAE AL 1500

Il Flos Medicinae o Regimen Sanitatis Salernitanum il nostro pi antico testo di medicina, tanto famoso da servire come modello degli altri trattati per oltre cinque secoli. Riportava le regole della Scuola Salernitana in aforismi espressi in pi di trecento versi latini e faceva tesoro degli insegnamenti di Ippocrate, di Galeno e degli altri grandi dellantichit, di quellli degli Arabi e della tradizione popolare. Nelle edizioni correnti, il Regimen Sanitatis Salerni contiene forse un quarto di tali aforismi e solo ventotto riguardano le piante e le loro virt medicamentose. Delle due che posseggo, una in francese, curata dallEnte Provinciale per il Turismo di Salerno; laltra pubblicata da Canesi negli Anni Sessanta, con un bel saggio introduttivo di Alberto Consiglio. Nel confronto fra le due edizioni, una differenza si nota n da principio: nel volume del Canesi il capitolo secondo ha per titolo De confortatione cerebri seguito dal precetto Sul sonno meridiano; non ne trovo traccia nel testo francese, ma non una grave lacuna. Nei capitoli seguenti, due stralci di particolare interesse: Le ghiande di Giove e I quattro umori. Le ghiande di Giove Nel passare da un aforisma allaltro del Regimen Sanitatis Salerni, leggo nel capitolo Sul modo di mangiare e di bere un aforisma sulla noce: Unica nux prodest, nocet altera, tertia mors est, dove una noce sola giova, due nuocciono, la terza la morte. Nel testo francese questo aforisma non c, ma nel capitolo intitolato Des noix, des poires et des pommes si dice che la noce come medicina un veleno; controllo nellaltro volume a Pere e Mele e non vi trovo mescolate le noci. Ricorderei ancora che nel Regimen Sanitatis Salerni le noci son 12

citate nel capitolo De raucedine vocis, perch hominem fore raucum, fanno rauco luomo come languilla, la frutta acerba, lolio e il freddo alla testa. Sono dunque le noci cibo e veleno, come tutti i farmaci? Non ne sono del tutto convinto e decido di non mollare; lideale sarebbe risalire a Ippocrate, ritenuto il fondatore della Medicina, raccoglitore e autore egli stesso di aforismi. Ma, almeno per ora, mi concesso solo di disporre del noto prezioso volume Discorsi di M. Pietro And. Mattioli sui Sei Libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della Materia Medicinale; esso offre daltra parte informazioni sul pensiero di Galeno e di altri grandi della Medicina. Delle Noci si legge: Le Noci chiamate ghiande di Giove, le quali anchora alcuni chiamano Persiche, mangiate malagevolmente si digeriscono. E va avanti elencando difetti e virt, per continuare con un lungo corsivo, dal quale traggo queste note: Chiamansi le Noci da Latini Juglandes, cio e ghiande di Giove e furono cos chiamate, secondo lopinione di pi autori, ne i primi tempi del mondo da gli huomini. E dopo un po prosegue: Delle quali parlando Galeno al VII delle facult de semplici cos diceva e parla delle noci fresche e secche, della loro digeribilit, di come usarle nelle varie malattie Lo stesso Galeno continua: Ma poscia che siamo nel ragionamento delle Noci, non havendo Dioscoride, ne gli altri antichi Greci fatto memoria alcuna delle Indiane, delle Moscade, delle Metelle, e delle Vomiche, ma solo gli arabi nhabbiano scritto le historie, e le facult loro; non voglio mancare di darne qui quella miglior notizia che sar possibile e dopo aver precisato alcune caratteristiche della pianta, prende in esame le propriet delle Indiane, delle Moscade, delle Metelle e delle Vomiche con le rispettive historie. Dopo questa involontaria digressione sulle noci, che anticipa il piacere di gustare quello che leggeremo subito, torneremo pi avanti alle nostre piante, ai mali che curano e ai libri che ce ne parlano. 13

I quattro umori Nel Regimen Sanitatis Salerni abbiamo un documento della pi nota variante alla dottrina degli umori: Quattro umori dominano il corpo umano: lipocondriaco, il bilioso, il sanguigno, il emmatico. Si vuole che lipocondria corrisponda alla terra, la emma allacqua, il sangue allaria, la bile al sangue. I quattro umori costituivano il cardine della medicina antica e si riferivano rispettivamente al sangue, al emma, alla bile gialla e alla bile nera, che derivavano dal cuore, dal cervello, dal fegato e dalla milza. La diagnosi e la cura delle malattie in base a questa dottrina si avvalevano, come supporto, di altri concetti, il pi importante dei quali era quello dei temperamenti. Anche i temperamenti erano quattro, in corrispondenza degli umori: il sanguigno, il emmatico, il collerico o bilioso, il melanconico, termini che sono giunti a noi nel linguaggio comune con gli stessi signicati. Dei sanguigni I sanguigni sono grassi e allegri, curiosi e chiacchieroni, amanti del vino, della buona tavola, del gioco e delle donne. Questo li rende vivaci, amabili, ed eloquenti. Riescono agevolmente in qualunque cosa si applichino. Non sono facilmente permalosi. Generosi, espansivi, ilari, sorridenti, di colorito acceso, amanti dei canti, sensuali, benigni, ed alquanto arditi. Dei biliosi I biliosi sono uomini ardenti, ambiziosi, vogliono sempre primeggiare sugli altri. Mangiano molto, crescono lesti e sono pronti ad apprendere. Sono magnanimi, generosi, aspirano a posizioni eminenti. E prodighi, irsuti, irascibili, bugiardi, astuti, segaligni, adusti, gialli di colore. Dei emmatici I emmatici sogliono essere di piccola statura, di medie forze, obesi e di scarso sangue. Non sono portati alla vita attiva, ma piuttosto dozio e al sonno. Pigri. melensi, ottusi, sempre inerti e sonnolenti, tardi persino nel trarre lo sputo. Sono corti dingegno e grassi di faccia e smorti. Degli ipocondriaci Ci rimane da dire degli ipocondriaci, della negra sostanza che fa gli uomini pravi, tristissimi, taciturni. Gli ipocondriaci vegliano a lungo sulle carte, dormono poco, sono tenaci nei propositi; ma sempre insoddisfatti di loro stessi, tristi, 14

invidiosi, abbietti, famelici doro, avari, maestri di frode e di colore olivastro. Questa impostazione empirica del sapere medico sub nei secoli varie modiche; la pi recente, su basi scientiche, quella della scuola costituzionalistica di Viola e Di Giovanni no a Nicola Pende. Da alcune caratteristiche somatiche e dalle attivit ormonali nascono i tipi costituzionali il longilineo, il brevilineo, lipertiroideo, etc. ai quali corrispondono determinate personalit psichiche e particolari disposizioni a speciche patologie. Ancora qualche appunto per andare avanti meglio. Tumore anche al plurale usato come tumor, alla latina, per indicare una formazione voluminosa, un sintomo pi che una malattia. I tumori si distinguevano giustamente dalle durezze; non sempre si riesce a comprendere la loro esatta situazione patologica. Le cancrene erano le nostre cancrene in senso stretto, da non confondere con cancri, una patologia che non compare neppure nei Consilia Medicinalia. Il morbo gallico o mal franzese era linfezione luetica o silide, che si riteneva importata dalla Francia invece che dalle Americhe di Cristoforo Colombo. Il morbo regio era littero da ostruzione opilatione delle vie biliari non disgiunto da una complessione colerica. Delle piante riportate nel Regimen Sanitatis Salerni edito dal Canesi interessante notare che il legumi sono rappresentati solo dai piselli; gli alberi da frutta sono sei, ma la noce citata solo nellaforisma gi detto. Gli ortaggi sono rappresentati da porro, cipolla, cavolo, rapa e ortica; per tutte le altre, un grande ventaglio che va dalla viola alla malva e alla salvia passando per zafferano, menta e senape e comprende anche anice, seme di nocchio, pepe, issopo e via elencando. Quattro tavole e colori fra cui aloe e genziana delle quali non sono descritte le virt, mentre queste non mancano mai nelle altre illustrazioni in bianco e nero. Da rilevare poi che la maggior parte delle piante rafgurate maggiorana, serpillo, origano, etc. non compare fra le ventotto esposte in versi, con le loro propriet. I cereali e la vite sono presenti rispettivamente nel pane e nelle voci riferite a vino, aceto e mosto; dellaceto dice che reca danno ai nervi secchi e dissecca quelli grassi. 15

Con un salto che possiamo compiere facilmente passiamo dallanno 1000 al 1500, in cui abbiamo due erbari ben pi vasti per la pi ampia conoscenza delle piante medicamentose e delle loro speciche virt. Le cinquecentine Fra i miei libri tre cinquecentine. Chieder a loro la risposta allinterrogativo che continua a riaffacciarsi alla mia mente? Una delle tre opere rilegate in pergamena dellepoca mi accompagna da decenni, lHerbario Nuovo di Castore Durante. Ogni volta che ne leggo qualche pagina mi trovo davanti piante, la brassica o il nocchio, con una ricetta per gustarne il sapore e per curare le ventosit del corpo o lurina ritenuta. Ne nata una e cos grande tentazione, che non ho saputo resistervi: raccogliere fra le 720 piante illustrate dal Durante quelle che giungevano in tavola, passando o no dalla cucina. Ne ho raccolte 150, dai cereali ai legumi, dagli erbaggi, ai condimenti, alla frutta, riportandone le ricette e le preparazioni, le vantate inuenze sulleros, limpiego per lornamento del corpo, le tecniche agricole per ottenerne una nuova pianta, frutti pi grossi e pi dolci. Ne nato un saggio dal titolo Cibi e sapori del 500 (Palombi Editori, Roma 2003). stata cos messa in luce una parte cospicua del volume tanto ignorata e trascurata, quanto interessante e importante, che ci scopre abitudini, pregiudizi, modi di vita in un periodo storico che vedeva orire corti e principati, lettere e arti, trafci e commerci dallOriente e dal Nuovo Mondo. Trattare la materia distintamente, in due volumi, nel primo le piante come cibi e in questo le stesse piante come medicamenti, mi ha permesso di soddisfare nel modo migliore i desiderata di lettori con esigenze diverse e tenerne conto nella esposizione e nei commenti. Intanto conviene fare conoscenza con le mie cinquecentine. Comincio dalla prima pagina del Mattioli che il pi antico (In Venetia, Appresso Vincenzo Valgrisi, M D L I X) e che ci riporta al problema iniziale. Mi torna in mente, ripensandoci, quello che egli scrive Alla Serenissima Reina Caterina Reina di Polonia, Archiduchessa dAustria, etc. (questo etc. dellAutore) nel presentare la sua opera: Imper che havendo dato Iddio allhuomo, e alla donna la potest sopra tutti i pesci del mare, sopra gli augelli, e sopra tutto il resto degli animali terrestri, soggiunse loro queste, o simili parole. 16

Eccovi il dono, che vi ho dato di tutte le herbe che vi produrranno in perpetuo i ori, e il seme sopra la terra, e di tutti gli alberi, che vi produrranno i frutti, non solamente per il nutrimento, e commodo per i corpi vostri, ma di tutti gli altri animali, che vi ho creati sopra la terra. Di qui adunque dico si pu fare vera coniettura, che havendo Iddio fatto allhuomo cos immenso, e incomprensibil dono, gli aprisse e manifestasse anchora, la virt e la natura del tutto e tanto pi, quanto egli sapeva, che la fragilit humana, doveva essere suggetta a inniti mali, per rimedio dei quali non havrebbe mai preferito, come pietoso padre, di non insegnare allhuomo contra quelli la virt delle cose create da lui ad hinstanza di esso solo, accio che non si disperasse nelle afitioni del dolore, e delli affanni, che recano le malattie. Si ritorna alla Genesi in questa interpretazione del Mattioli, che risolve sia linterrogativo sulle piante, sia quello analogo, riguardante animali e minerali fornitori di medicamenti molto usati allora, descritti e illustrati con splendide incisioni. A questo prezioso volume, che un caro dono di mia glia, si afanca lHerbario Nuovo di Castore Durante che ebbi in dono da un mio zio dentista per la mia laurea. Fra queste due opere ben note se ne inserisce una terza: i Consilia Medicinalia ad Varia Morborum Genera (Venetiis, ex Ofcina Stellae, Jordani Zilletti, M L V II) dellEccellentissimo Benedetto Vittorio Faentino; come denunzia il titolo essa non assimilabile alle altre due. Fra le prescrizioni dietetiche che accompagnano ogni consiglio troveremo riferimenti a piante per ogni malattia, con richiami ai testi di Ippocrate e di Galeno. Ma il volume che mi ha ispirato e dal quale ho ripreso tutti i dati di questo e del saggio precedente, come ho accennato, lHerbario Nuovo del Durante. Mi sento pertanto obbligato, e lo faccio con grande piacere, a parlarne ampiamente. Esso vide la luce nel l585, quando lAutore aveva 56 anni, per i tipi di Bartolomeo Bonfandini, in Roma; scritto in un elegante italiano sorretto da una cultura fuori del comune, ricco di riferimenti alle caratteristiche delle piante, con belle xilograe di ognuna. Le indicazioni sulluso come medicamenti sono suffragate spesso dalla vasta esperienza professionale dellAutore. La consultazione facile; le piante vengono presentate in ordine alfabetico e gli indici sono molto particolareggiati. Lopera fu accolta subito con grande favore; la sua fama crebbe e dur nel tempo, tanto da poter vantare una edizione allestero e da 17

noi varie ristampe che si susseguirono no alle ultime, di cui si trovano rarissimi, preziosi esemplari, una del 1667, laltra del 1718. Sono entrambe aggiornate da Gio. Maria Ferro, Speziale alla Sanit in Venezia. Nellultima edizione egli dichiara di avere posto in luce lHerbe Th, Caff, Ribes degli Arabi e Cioccolata; questo contributo si limita a descrivere le piante, rafgurate anchesse da belle xilograe, il modo di preparare le rispettive esotiche bevande e di servirle secondo gli usi dei paesi dorigine; pochi cenni alle loro propriet medicamentose. Questa lunga citazione offre la possibilit di un primo confronto fra i due pi famosi erbari dellepoca; quello del Mattioli, che ho gi citato, e questo del Durante nato dopo pi di mezzo secolo. La diversit che vorrei mettere in evidenza n dora non riguarda limpostazione dellopera, gli aspetti formali o del linguaggio, che pure sono rilevanti. Non raro riscontrare nel Durante qualche riferimento con le stesse parole lette nel Mattioli, ma limmagine che egli ne da pi viva, pi immediata, come avremo occasione di notare. Appena si va avanti nella lettura, ci si trova di fronte alla descrizione delle virt delle singole piante. Il Mattioli ricorre ripetutamente allopera di Galeno oltre che ai Discorsi di Dioscoride. Anche il clinico dei Consigli per vari generi di malattie segue pedissequamente il dettato di Galeno e degli altri noti classici, a cominciare da Ippocrate e Avicenna, con una frequenza molto maggiore, si direbbe con una certa insistenza. Per fare un esempio, nel Consilium XX Ad Phtisim Pro quodam Monacho, il nome di Galeno compare sette volte in una paginetta a proposito della terapia per questo monaco tisico, altre tre volte nella pagina successiva, insieme a Ippocrate e Avicenna, due volte ciascuno e una sola per Albucali. Si noti poi che quasi sempre le citazioni sono accompagnate dalla indicazione dellopera di riferimento; traduco: Per lo sputo sanguigno, come dice Galeno nel quinto degli aforismi, nono commento; poco pi avanti: lo disse Galeno nel terzo degli aforismi, commento nono; io dico da Galeno, che egli stesso disse da Ippocrate nel capitolo tredicesimo etc. Sono riportati molto spesso, oltre ai precetti magari con le stesse parole, anche il titolo dellopera, il libro, il capitolo e tutto quanto pu dimostrare al malato la sicurezza del proprio sapere. Si procedeva riportandosi da un autore allaltro e citando le fonti, quasi a dare mag18

gior peso al consiglio suggerito, avvalorato dallautorit di un famoso maestro; si rafforzava la citazione col preciso riferimento allopera. Castore Durante appare ben lontano da quella dipendenza scientica, letterale e, aggiungerei, psicologica riscontrata negli altri due Autori. Egli non ignora le opere della tradizione, ma sembra essere pi libero, pi aperto al risveglio culturale del Rinascimento, trascurando ogni aforisma e le citazioni da Galeno, delle quali son ricchi gli Autori dellepoca. Egli segue, nella esposizione, uno schema chiaro e preciso; dagli ampi riferimenti alle credenze del suo tempo; veniamo cos a conoscenza di tante notizie interessanti sui pregiudizi, sul modo di vivere, sul pensiero della gente comune. il momento di tornare al punto di partenza: la ricerca della risposta allinterrogativo ben noto. Ma con quale criterio? Ancora un interrogativo, una minaccia a restare invischiati nella loro atmosfera calamitante. Trasferire le 720 piante dellHerbario Nuovo in forma moderna, facile da seguire per un lettore di oggi, non era la soluzione ideale, aveva laria di un intervento di estetica che non era giusticato dalla disponibilit di tre cinquecentine. Vorrei qui riprendere il cenno fatto in chiusura del saggio Cibi e sapori del 500 sulle emozioni che suscita la pagina di un libro o di una stampa antichi di secoli. Sono sensazioni diverse da quelle che provo accarezzando un mobile, la cassapanca del Cinquecento nella casa di Milina. Queste emozioni si rinnovano con le mie cinquecentine e in maniera diversa per ciascuna, quasi che la mia sensibilit si sia afnata al punto, da avvertirne le differenze. Nel ritornare tante volte sui Discorsi del Mattioli, lo sguardo si sofferma spesso su qualcuna delle riproduzioni di piante e di animali che accompagnano ogni voce del testo, a destare una sensazione particolare che, nella tavola con lelenco particolareggiato di piante e di malattie con i riferimenti a Dioscoride o a Galeno, ti fa sentire il piacere e la fatica di chi rif la storia e la confronta con le conoscenze del suo tempo. Le pagine del Durante sono fragili, da sorare con mano devota, con rispetto, quasi una sacra reliquia; ogni volta che ne sfoglio una, mi pare di essere pervaso da un senso di intima commozione; mi domando quante volte e da quante mani stata toccata questa e le altre numerose edizioni che lhanno preceduta per oltre un secolo. Ogni pagina suscita tanti ricordi e, toccarla, come carezzare i preziosi reperti di scavo degli ipogei del mio paese, che risalgono ad alcuni secoli prima 19

di Cristo; talvolta temi che qualcuno si sfarini nel passare dalla mano di uno a quella di un altro. La pergamena che ricopre i Consilia Medicinalia non ha confronto con quella fresca, quasi nuova, del volume del Mattioli o con laltra pi sottile di quello del Durante; la prima secca, sbocconcellata ai margini del volumetto mutilo, le piccole pagine dense di nera stampa, numerate progressivamente solo quelle di destra, caratteri tti, ricchi dinchiostro, piccoli, il cui latino mi porta indietro a quindici anni, con le sensazioni dei versi di Virgilio, dellarte oratoria di Cicerone. Il linguaggio del medico famoso ti familiare e ti aiuta a comprenderlo senza i tormenti, le ansie, la fatica di tradire i diari delle guerre di Giulio Cesare. Leggi di podagre e cefalee e sorridi a quellissopo che di tanti pazienti sana il corpo e poi lo spirito, secondo il Miserere Asperges me issopo et mundabo.

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