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Fabiano Colombini

INTERMEDIARI, MERCATI e STRUMENTI FINANZIARI Economia ed integrazione

Riassunto da ALESSANDRO RICCI - 445984

PARTE 1 CAPITOLO 1 SALDI E SISTEMA FINANZIARIO 1.1 SALDI FINANZIARI Il reddito disponibile costituice la tipica fonte di entrate mentre i consumi e gli investimenti costituiscono la tipica fonte di uscite. A liello di sistema economico sussite sempre l'euguaglianza tra il volume del risparmio e quello degli investimenti ex post che non fornisce alcuna informazione sugli squilibri ex ante e sugli investimenti intervenuti. A livello di singoli soggetti, riscontrabile un'eccedenza o deficienza del flusso del risparmio rispetto a quello degli investimenti. Il saldo finanziario pu essere misurato dalla differenza fra le grandezze reali del risparmio e degli investimenti o anche fra le attivit finanziarie e passivit finanziarie:
n j

SF i =0
i=1 k

e supponendo j soggetti con saldo positivo e k .

con saldo negativo, con j+k=n:

SF i = SF isurplus+ SF deficit i
i=1 i=1 i =1

Le scelte di investimento vengono fatte tenendo conto della scadenza, delle oscillazioni di valore e dei rendimenti attivit e passivit palesano elementi che non le rendono perfettamente sostituibili. Il successo dei trasferimenti dei fondi legato alla capacit di mediazione e incontra fra le preferenze espresse dai diversi soggetti. L'importo e il segno dei saldi incidono sia sull'attivit economica nel S-T che allo sviluppo economico nel M/L-T con importanti riflessi sulle variabili economiche. 1.2 SISTEMA FINANZIARIO Il sistema costituito dai mercati che distinguono il circuito diretto e dagli intermediari che costituiscono il circuito indiretto. MF realizzano in modo diretto la canalizzazione del risparmio verso gli investimenti mediante l'emissione e la vendita di passivit finanziarie dei prenditori finali (SF-) che diventano attivit per l'acquisto dei prestatori finali (SF+) provocando afflussi e deflussi di risorse monetarie. IF realizzano in modo indiretto la canalizzazione del risparmio verso gli investimenti mediante l'emissione e la vendita di passivit che costituiscono attivit per l'acquisto dei prestatori finali e mediante l'acquisto di attivit che costituiscono passivit per la vendita dei prenditori finali. ULTIMATE LENDERS (SF+) ULTIMATE BORROWERS (SF-) 12.1 CREDITO DIRETTO E MERCATI Il credito diretto presuppone la ricerca della controparte per l'incontro delle preferenze e l'accordo sulle condizioni SF- emettono passivit e SF+ acquistano attivit. Nel mercato diretto, l'intermediario non pu svolgere alcun ruolo se non quello del perfezionamento dellos cambio. 12.2 CREDITO INDIRETTO ED INTERMEDIARI Gli intermediari emettono e collocano passivit e i soggetti in surplus acquistano attivit: i soggetti i deficit emettono passivit e gl iintermediari acquistano attivit canalizzazione indiretta adeguata alle moderne economie in presenza di un'ampia gamma di intermediari distinti per categorie, tipologie e modelli. Il ruolo degli intermediari pu essere apprezzato dia dal punto di vista del soddisfacimento di preferenze diverse della clientela nella composizione delo portafoglio che per la canalizzazione del risparmio formatosi verso gli investimenti programmati. PARTE 2 CAPITOLO 2 COSTI, INCERTEZZA ED ASIMMETRIE I mercati presentano imperfezioni pi o meno estese quali: costi transazione incertezza diversit informativa 2.1.1 COSTI DI TRANSAZIONE Esistenza degli intermediari data dall'abbassamento dei costi di transazione sugli scambi creditizi assenza costi di transazione non avrebbe determinato nascita e sviluppo intermediari.

L'imperfetta divisibilit delle attivit e delle passivit risulta originata dai costi in discorso. La presenza degli intermediari reca vantaggi sia ai costi che agli scambi stessi accentrando le funzioni e i costi presso la categoria degli intermediari che ritrova vantaggi nell'ampliamento dei volumi e nella specializzazione. 2.1.2 INCERTEZZA La riduzione dell'incertezza sugli scambi individuata altres come motivazione per l'esistenza degli intermediari intesa come oscillazione del rendimento del portafoglio attivit e nei rischi di insolvenza del debitore. Gli intermediari offrono anche passivit con valore nominale fisso per la riduzione/eliminazione del rischio di oscillazione dei prezzi. Per la legge dei grandi numeri, gli intermediari sono la naturale risposta ai problemi di incertezza sugli eventi economici e offrono quindi soluzioni migliori rispetto all'ipotesi individuale. L'incertezza negli eventi economici, solleva la necessit di aggiustameni nel portafoglio e quindi il sostenimento di costi di transazione. L'incertezza quindi rende necessaria al tempo stesso la raccolta di info per lo svolgimento degli scambi creditizi e l'applicazione delle condizioni contrattuali dal punto di vista delle forme tecniche, delle scadenze e dei saggi, originando i coseguenti costi/ricavi per prenditori/prestatori finali di risorse monetarie. 2.1.3 INFORMAZIONE ASIMMETRICA Diversit nella distribuzione delle informazioni alimentano costi di transazione per giungere alla definizione degli scambi creditizi stretto collegamento tra imperfezioni di mercato, incertezza e diversit informative che rende necessario un logo studio congiunto. 2.2 ASIMMETRIE INFORMATIVE Sia prime che dopo l'erogazione del finanziamento, il soggetto in deficit possiede pi ampie, complete informazioni rispetto a quelle del soggetto in surplus posizioni di vantaggio del soggetto in deficit. Screening e monitoring si rivelano presupposti importanti per un corretto inizio e una positiva conclusione degli scambi creditizi 2.2.1 EX-ANTE La diversit di informazio contribuisce ad alimentare il razionamento del credito incapacit del pieno soddisfacimento delle esigenze dei prenditori finali con formazione di scarti tra D/O che sottintendono avversione al rischio degli intermediari. In presenza di asimmetrie, i mercati nell'insieme non sono in grado di realizzare il pieno trasferimento delle risorse monetarie dai soggetti e settori in surplus a quelli in deficit fallimento del mercato. Gli intermediari in questo ambito costituiscono la naturale risposta all'esistenza di asimmetrie informative fra i prestatori e i prenditori avvalorando una soluzione endogena ai problemi sollevati dal fallimento del mercato. Attivit di SCREENING attenua o risolve la diversit informativa ex ante, riducendo il problema dell'adverse selection. Il rendimento delle informazioni risulta individuabile nell'incremento dell'attivo rispetto ai costi sostenuti per la produzione. necessaria una selezione dei clienti per l'individuazione di quelli migliori e l'incremento dei saggi rende pi agevolemente sperimentavile la domanda di prestiti delle imprese con pi bassa probabilit di renstituzione. I problemi di adverse selection si rivelano assai importanti e impongono lo studio e l'adozione degli idonei meccanismi decisionali per evitare negativi riflessi sul conseguimento dei profitti. 2.2.2 EX-POST L'intermediario sottointeso come delegato degli acquirenti delle passivit per lo svolgimento del controllo sui prestiti erogati alla clientela. Il MONITORING attenua la diversit informativa ex post, riducendo o eliminando il problema del moral hazard. La nascita degli intermediari come delegati, presuppone l'abbassamento dei costi associati all'attivit di monitoring, introducendo un vantaggio di costo degli scambi indiretti su quelli diretti diversificazione per l'abbattimento del costo di delega per cliente finanziato, con scelte razionali sulla composizione dell'attivo per l'ottimizzazione del binomio rischio-rendimento e quindi riduce il costo di delega per cliente finanziato che tende a zero, facendo convergere il costo totale del monitoring verso il suo costo fisico.

Supponendo K il costo fisico per l'introduzione della tecnologia informatica e lo svolgimento delle fondamentali attivit di selezione e controllo presso il singolo intermediario e supponendo n_finit il numero degli intermediari, il physical cost: PC finit = Kn finit e per il total cost sommiamo il delegation cost: TC finit =PC finit +DC finit . Supponendo n_ultlend il numero dei prestatori finali, il PC a livello di sistema associato alla non presenza degli intermediari : PC ultlend =Knultlend ed essendo n ultlend>n finit perch ci sono pi prestatori che intermediari: Knultlend > Kn finit . 2.2.3 AGENCY THEORY E FINANZIAMENTO ESTERNO Il problema delle asimmetrie si ripropone anche dal punto di vista dei soggetti all'interno o all'esterno delle imprese industriali o finanziarie. Le diverse modalit del finanziamento postulano problemi di agency costs (differenza tra valore dell'impresa nell'ipotesi di piena informazionwe e valore nell'ipotesi di asimmetria informativa). In presenza di moral hazard, la teoria della finanza di impresa pu essere interpretata alla stregua di una teoria di optimal incentive contracts (contratti che tendono al trasferimento della variabilit dei risultati conseguiti sul soggetto pi informato). Pertanto l'abbassamento del monitoring cost associato alla nascita e all'attivit di intermediari e degli agency costs associati alle loro modalit del finanziamento esterno avvalorano l'utilit dell'intermediazione rispetto alla sua assenza. 2.2.4 RELAZIONI DI CLIENTELA Il comportamente dell'impresa e degli assicurati nel contesto di una relazione di M/L-T pu essere meglio analizzato e interpretato con positivi riflessi sulle scelte dell'intermediario e sui problemi di adverse selection e moral hazard le relazioni prolungate nel tempo recano positivo contributo alla rimozione di informazione asimmetrica. Nello screening e nel monitoring sui prestiti, l'intermediario in grado di attingere un pi ampio volume di informazioni sulle imprese, sfruttando rendite di posizione per iniziative di abbassamento sui prezzi attraendo clienti di bassa e alta qualit. 2.2.5 REPUTAZIONE La reputazione impone il rispetto di sani criteri gestionali per ritrovare conferma nelle manifestazioni concrete e necessita di tempo per il suo conseguimento il mantenimento di un adeguato livello di riserve liquide per il fronteggiamento delle richieste di conversione dei depositi e delle passivit in moneta permette di consolidare la reputazione dei singoli intermediari, alleviando il problema informativo. Poich le informazioni palesano carattere riservato e confidenziale presso gli intermediari, il loro utilizzo non sperimentavile dai depositanti e acquirenti passivit. 2.2.6 COMPLEMENTARIT FRA MERCATI ED INTEMEDIARI L'evolversi dei sistemi finanziari testimonia correlazioni e interdipendenze fra mercati ed intermediari, originando aggiustamenti e innovazioni rispetto alle esigenze maturate nel contesto delle vicende di mercato. Le vicende eliminano le contrapposizioni fra i due perch da soli non sono completi necessit congiunta di mercati ed intermediari. Gli intermediari hanno creato una serie di prodotti non realizzabili diversamente e quindi hanno contribuito alla creazioni di nuovi mercati finanziari. Hanno anche partecipato allo sviluppo dei mercati e al miglioramento dei circuiti diretti e recato vantaggi per le scelte dei soggetti. 2.2.7 PLURALIT DI CATEGORIE, TIPOLOGIE E MODELLI Le diversit insite negli intermediari sono motivate essenzialmente con la loro capacit di mantenimento sul mercato nel rispetto di sani criteri gestionali l'accrescimento della specializzazione sottintende anche una pi ampia abilit nella selezione delle imprese finanziate e nel loro controllo con positivi riscontri. Lo sviluppo poggia le radici su motivazioni interne e di mercato che non postulano l'ampio e continuo ripetersi di sclete di diversificazione produttiva. La migliore abilit nella specializazione, l'esistenza i limiti nello sfruttamento delle economie informative, la diversit nella regolamentazione, le motivazioni interne e di mercato costituiscono validi presupposti per la formazione e lo sviluppo di intemrediari con diversi strumenti. depository intermediarie commercial banks

investment intermediaries exchange funds contractual intermediaries insurance companies

2.2.8 VALIDIT E APPLICAZIONI L'analisi indica nei costi di transazione, nell'incertezza e nelle asimmetrie informative le principali motivazioni per la nascita e presenza degli intermediari finanziari nelle diverse categorie, tipologie e nei modelli. I mercati tendono al finanziamento di imprese in assenza di asimmetrie e invece gli intermediari finanziano imprese in presenza di asimmetrie informative. L'economia dell'informazione e l'esistenza di asimmetrie informative definiscono l'importanza degl intermediari e il ruolo svolto nell'attenuazione delle disparit informative esistenti tra i vari intermediaries. CAPITOLO 3_NATURA, CARATTERISTICHE E FUNZIONI 3.1 NATURA L'intermediazione origina ed alimenta la successione di debiti e crediti con diversa clientela e flussi di in/out, realizzando collegamento tra prestatori/prenditori. PASSIVIT: rischio, saggio di interesse, scadenza e liquidit ATTIVIT: gradi diversi di rischio, saggio di interesse, scadenza e liquidit L'intermediazione influisce sul livello degli investimenti di impresa e quindi sulla produzione, sul reddito e sull'occupazione nelle moderne economie, sussistendo correlazioni e interdipendenze fra evoluzione finanziaria e sviluppo economico. 3.1.1 STRUMENTI ED AREE DI BUSINESS L'intermediazione poggia sul consenso e sulla fiducia. ATTIVO: prestiti a breve caratterizzano le banche commerciali, prestiti a M/L, leasing, factoring, venture capital caratatterizzano banche commerciali ed altri intermediari finanziari; investimenti finaniari carratterizzano fondi comuni e di estendono anche ad imprese di assicurazione ed altri intermediari PASSIVO: depositi e non depositi distinguono le banche commerciali e si estendono ad altri intermediari finanziari; indebitamento a quote caratterizza i fondi comuni; riserve tecniche le assicurazioni. L'indebitamento costituito da linee di credito nei confronti di intermediari rilevante negli hedge funds. 3.1.2 PRODUZIONE production approach: OUTPUT strumenti dell'attivo, del passivo e fuori bilancio , INPUT lavoro e capitale intermediation approach: OUTPUT attivo e fuori bilancio, INPUT lavoro, capitale e passivit 3.1.3 DIVERSIFICAZIONE PRODUTTIVA l'esigenza per la diversificazione nasce dall'inasprimento della concorrenza ampliamento sull'attivo, sul passivo e sul fuori bilancio. I mutamenti hanno portato alla ridefinzione del perimetro delle aree di business. 3.1.4 COMPOSIZIONE ATT/PASS C' interdipendenza fra le scelte compiute dagli intermediari rispetto all'att/pass e le diverse modalit di finanziamento e investimento dei soggetti e settori in deficit e in surplus il grado di sofisticazione legato all'evoluzione dei sistemi nei diversi paesi. L'elasticit della composizione sia dell'attivo che del passivo riflettono motivazioni sui saggi di rendimento in rapporto ad analoghi vincoli di tempo, rischio ed imposizione fiscale. 3.1.5 OBIETTIVI La sperimentazione di strumenti di bilancio e l'incremento dei volumi intermediati per la riduzione dell'incidenza dei costi generali e il sostegno al CE mediante ricavi pi alti nonch la sperimentazione di strumenti fuori bilancio e l'incremento dei volumi produttivi ugualmente per il rafforzamento del CE costituiscono obiettivi largamente applicabili agli intermediari 3.1.6 RISCHI E CRISI

Le crisi di liquidit e di insolvenza costituiscono eventi traumatici nella dinamica dell'evoluzione egl intermediari la loro ampiezza legata alla dimensione dell'intermediario entrato in crisi e all'intensit dei legami con il resto dell'economia che innestano effetti autoalimentantisi. 3.1.7 REGOLAMENTAZIONE la regolamentazione tende alla: stabilit trasparenza efficienza la regolamentazione influisce sulle manifestqazioni di concorrenza nelle industrie finanziarie e anche nei mercati finanziari, originando un trade-off tra gli obiettivi della stabilit e dell'efficienza che pu risolversi a vantaggio l'uno o dell'altro. La fissazione dir egole e vincoli solleva l'esigenza di un sistema di controlli attribuiti alle autorit di vigilanza nell'espletamento dei loro compiti istituzionali. Nell'industria bancaria, mobiliare ed assicurativa il processo di integrazione cresciuto pressoch ovunque: in alcuni paesi presente il modello singolo o plurale la BC pu svolgere un ruolo di controllo. 3.2 CARATTERISTICHE 3.2.1 SPECIALIZZAZIONE Tipologie diverse di intermediari si specializzano in determinate classi di attivit e passivit ampliamento dei volumi produttivi. Le combinazioni produttive impongono aggiustamenti e manovre nel contesto dei propri strumenti finanziari 3.2.2 LEVERAGE Gli intermediari ultilizzano forme di debito per la raccolta di idonee risorse monetarie la creazione di passivit riflette le esigenze dei singoli intermediari e della clientela con saldi finanziari positivi. La raccolta fondi sul mercato postula il miglioramento della reputazione. A Total assets Lev= = Pi alto il leverage, pi la banca si presenta debole sul piano patrimoniale la E Equity scarsit dei capitali propri non crea limiti insormontabili per le limitazioni imposte dai criteri di adeguatezza patrimoniale. 3.2.3 RELAZIONI DI CREDITO E DI DEBITO L'esistenza di una vasta gamma di rapporti creditizi con una pluralit di soggetti costituisce presupposto per l'impostazione di razionale metodi gestionali e per il corretto funzionamento di banche e altri intermediari. L'estensione del numero di soggetti e settori crea presupposti per la diversificazione produttiva, ampliando la gamma degli strumenti disponibili, i canali per il loro collocamento ed i volumi produttivi. L'intreccio dei prestiti e dell'indebitamento si accompagna alla serie di rapporti creditizi con diversi soggetti e settori, creando le premesse per condizioni di stabilit e sviluppo. 3.2.4 CREAZIONE DEL CREDITO Gli intermediari creano credito, aumentando le capacit di spesa di soggetti e settori, e distinguendo tra modalit di utilizzo per consumi o investimenti. 3.2.5 CREAZIONE DEL DEBITO Gli intermediari creano propri strumenti essenzialmente a titolo di debito mediante acquisto di moneta diversit nell'attivo e quindi nella remunerazione del passivo degli intermediari. I processi innovatisi hanno teso ad ampliare la gamma di strumenti degli intermediari. 3.2.6 FRAZIONAMENTO RISERVE LIQUIDE Gli intermediari detengono solitamente riserve liquide per una frazione delle passivit per la copertura degli squilibri monetari bilanciamento M/L-T in/out. Il problema nasce dalle esigenze di rimborso delle passivit e quote e/o da rapidi incrementi nell'utilizzo dei prestiti o mancari rientri monetari.

Le riserve hanno il ruolo di cuscinetto per non intaccare la fiducia dei depositanti e degli acquirenti delle passivit. 3.2.7 AMPIE DIMENSIONI Gli intermedari svolgono la propria attivit nei prestiti, nell'indebitamento, negli strumenti fuori bilancio, nella raccolta di informazioni su livelli ampi e quindi conseguono economie di scala economie si alimentano dall'espansione dei volumi produttivi e dallo spostamento verso i tratti discendenti della curva dei costi medi, abbassando il costo unitario di produzione. 3.3 FUNZIONI Gli intermediari attuano funzioni che rivestono notevole rilievo per il concreto andamento dei mercati e per il sistema economico nella sua globalit. 3.3.1 TRASFERIMENTO DEI SALDI FINANZIARI Il trasferimento consiste nella canalizzazione delle risorse dai soggetti in surplus a quelli in deficit questa funzione esprime la capacit degli intermediari di porsi fra prestatori e prenditori, svolgendo un ruolo di supporto all'espansione delle passivit e attivit nel contesto delle esigenze manifestatesi nel sistema economico. Aspetto importante la dimensione dei flussi moentari che debbono essere attivati in rapporto alla rispettiva somma dei saldi positivi o negativi, altro connesso alla direzione dei flussi tra i diversi settori. 3.3.2 TRASFORMAZIONE FINANZIARIA Consiste nella negoziazione di attivit con vincolo temporale solitamente pi lungo di quello sperimentato sulle corrispondenti passivit di bilancio e nel contempo nella modifica dei rispettivi attributi di saggio, liquidit, divisibilit, tecniche, rischio. Gli intermediari palesano crediti con scadenze pi lunghe e saggi pi alti di quelli dei debiti sulla propia clientela. modello BROKER: esigenza di ricerca della controparte per lo scambio puntando sull'espansione delle attivit e passivit di bilancio senza mutamenti nei rispettivi attributi modello ASSET TRANSFORMER: migliori condizioni per l'incontro delle preferenze, perseguendo lo sviluppo delle attivit e passivit di bilancio e le modifiche dei loro rispettivi attributi palesamento trasformazione Il modello di ASSET TRANSFORMER risponde ad una nozione pi completa di intermediario trasformazione non solo nel passaggio deficit/surplus, ma anche nelle scadenze e nei complessivi attributi. 3.3.3 ALLOCAZIONE RISORSE MONETARIE Distribuzione risorse monetarie tra soggetti e settori. La distribuzione risponde a criteri e canoni interni ai singoli intermediari scelte allocative sull'erogazione dei finanziamenti e sul sistematico rinnovo di quellia breve contribuiscono al sostegno degli investimenti programmati a livello di imprese e settori. 3.3.4 DIVERSIFICAZIONE Scelte di portafoglio che ottimizzano la combinazione rischio-rendimento PORTFOLIO THEORY. Il rischio di mancato rientro monetario o di pi contenuto rendimento rispetto alle aspettative, presuppone un portafoglio poco concentrato e assai vicino per ampiezza a quellodi mercato. A parit dir endimento associabile ad ogni singola attivit, il rischio pu essere abbassato tramite la loro idonea composizione. L'obiettivo la riduzione della variabilit dei rendimenti e la stabilizzazione dei profitti RISK AVERSION. La diversificazione di pi facile attuazione in quegli intermediari finanziari con ampi volumi che hanno costi di transazione molto bassi {rischio} = {rischio sistematico} + {rischio non sistematico}: 2a=2m 2m+ 2 a . Al di l della scomposizione del rischio totale, la varianza di una singola attivit corrisponde alla media ponderata dei quadrati degli scarti tra rendimenti R_ai e rendimento atteso E(R_a) per le diverse probabilita P_ai: 2a= P ai [R ai E (R a)] 2 a sua volta il rendimento atteso corrisponde alla media
n i =1

pondert dei rendimenti per le diverse probabilit:

E (Ra )= P ai Rai .
i=1

Pertanto la varianza del portafoglio legata alla variabilit e al grado di correlazione delle singole attivit. La diversificazione agisce sul contenimento e sull'annullamento del rischio non sistematico di un portafoglio/attivo

composto da pi strumenti incrementando il volume di attivit finanziario, il rischio tende alla riduzione per la diversificazione attuata. Gli ostacoli per la diversificazione nelle banche commerciali e nelle imprese di assicurazione nascono dai prestiti alla clientela e dalla costruzione di un valido e finalizzato sistema informativo per il calcolo e controllo della varianza e per la riduzione della variabilit dei rendimenti. 3.3.5 PRODUZIONE DI INFORMAZIONI raccolta ed elaborazione di notizie e dati sulla clientela che vengono utilizzati per l'impostazione delle scelte gestionali. Gli intermediari compiono sistematiche indagini sui prenditori finali di risorse monetarie per la formulazione dei giudizi di merito. Le informazioni ottenute a livello di intermediari non vengono vendute sul mercato perch sono finalizzate al mercato interno. L'elaborazione di informazioni risente di elementi soggettivi, legati alle modalit seguite nell'elaborazione e analisi dei dati. molto importante una corretta impostazione della funzione di produzione informazioni che deve tende alla qualit dell'informazione. 3.3.6 ESECUZIONE DEI PAGAMENTI Consiste nella creazione di idonei strumenti per il regolamento degli scambi da parte di alcune tipologie di intermediari. Tale funzione svolta dalle banche commerciali che creano continuamente nuovi strumenti per agevolare l'esecuzione dei pagamenti. Il meccanismo dei pagamenti costituisce tutt'ora aspetto importante dell'attivit delle banche commerciali. Il meccaniscmo dei pagamenti ha presentato notevoli affinamenti tecnici nel corso del tempo siscettibili di ulteriori sviluppi nel contesto di un accrescimento degli stimoli concorrenziali e dell'evoluzione dei sistemi finanziari. 3.3.7 ASSICURAZIONE Distingue le imprese di assicurazione che si accolano i rischi individuali e le connesse perdite, basando la loro attivit sulla legge dei grandi numeri tali imprese si finanziano tramite l'emissione di polizze e la creazione delle connesse passivit e l'incasso dei premi con l'acquisto di strumenti per le riserve tecniche. Los volgimento della funzione assicurativa postula l'esigenza di solidit patrimoniale e rigore nei criteri gestionali per la salvaguardia degli interessi dei titolari delle polizze e per l'integrale copertura dei rischi assunti nel tempo. 3.3.8 GESTIONE DEI RISCHI Consiste nella: identificazione: individuazione e apprezzamento dei rischi che gravano sull'intermediario misurazione: utilizzo di strumenti e modelli per la quantificazione dei riflessi sui valori di bilancio controllo: scelte per la definizione delle modalit di copertura all'interno o per il trasferimento all'esterno PARTE TERZA INTERMEDIARI BANCARI CAPITOLO 6_COMPOSIZIONE DI BILANZIO E FUORI BILANCIO 6.1 Le banche commerciali si specializzano nello SCREENING (ex-ante ADVERSE SELECTION) e nel MONITORING (ex-post MORAL HAZARD) di prestiti non facilmente negoziabili dal mercato e quindi costituiscono sostituti imperfetti. La rischiosit insita presuppone adeguati livelli di capitali propri per la sicurezza e lo sviluppo delle singole banche. L'attivo tipicamente costituito da prestiti alla clientela con rendimento incerto, mentre il passivo costituito da depositi con VN fisso trasformazione attivit illiquide in passivit liquide fornisce liquidit e motivazioni all'esistenza delle banche. Crisi di liquidit e situazioni di panico sono spiegate tramite RANDOM EVENTS THEORY: rilievo ad eventi casuali e non legati all'economia reale BUSINESS CYCLES THEORY: rilievo ad eventi economici e legati all'andamento del ciclo

6.2 Il business delle banche l'inserimento nel meccanismo dei pagamenti mediante l'offerta ai clienti di strumenti contabili per il regolamento degli scambi che traggono impulso sia dai depositi in c/c (PASS) che dagli affidamenti (ATT). Molto importante la crescita dei volumi intermediati perch la differenza tra saggi attivi e passivi porta benefici in CE. Con l'espansione della gamma dei prodotti, si persegue la crescita dei profitti pur non trascurando i rischi di LIQUIDIT, SOLVIBILIT, CREDITO, INTERESSE, CAMBIO. I rischi devono essere identificati, misurati e gestiti mediante strumenti di copertura (hedging). 6.3 Gli IAS/IFRS permettono di individuare le seguenti categorie : vedere pagg. 122/123. Relativamente all'ATTIVO, per i titoli azionari e derivati ai quali non possibile utilizzare il fair value, sono valutati a costo. I derivati speculativi +/- sono ricompresi nelle attivit/passivit negoziabili al fair value, mentre quelli di copertura, sono in altre attivit/passivit ma sempre al fair value. Il criterio del fair value applicato ai derivati in bilancio, provoca un'ampia volatilit nei valori attivo/passivo e del capitale, ispirandosi al mark-to-market. 6.4 TRADING BOOK: obbligazioni, azioni, derivati speculativi a valore positivi destinati alla negoziazione sfruttando movimenti di mercato (capital gains) BANKING BOOK: obbligazioni, azioni, derivati di copertura a valore positivo destinati al mantenimento fino a naturale scadenza e prestiti ai clienti

6.5 L'attivo di bilancio composto da: riserve liquide investimenti finanziari prestiti alla clientela partecipazioni azionarie La liquidit quindi strettamente legata al livello delle riserve liquide e alle caratteristiche degli strumenti il rendimento si dimostra in tendenza evolutiva al crescere delle scadenze e del rischio. La diversificazione postula l'utilizzo di strumenti statistici quali: rendimenti, rendimenti attesi, distribuzioni di probabilit, coefficienti di correlazioni. Diversificando il rischio, la composizione delle attivit tende a ridurre il rischio non sistemico, e quindi le oscillazioni nei rendimenti dell'attivo, stabilizzando i profitti segmentazione della domanda. Crescita dell'attivo e del passivo vengono perseguite per lo sviluppo dei volumi produttivi e per la creazione dei differenziali fra saggi attivi e passivi, o fra loro livelli mesi e per il conseguimento dei profitti. La definizione del pricing sugli strumenti dell'attivo assai importante per la definizione del pricing sugli strumenti del passivo e per i riflessi sulla relazione fra interessi attivi e interessi passivi (margine interesse). 6.5.1 RISERVE LIQUIDE Creazione e mantenimento delle riserve obbligatorie di liquidit mediante l'applicazione di aliquote sui depositi e il vincolo di risorse liquide nell'attivo. Sussiste un trade-off tra profitti e liquidit pi alto l'impiego delle risorse monetarie in strumenti rischiosi e pi basso il livello delle riserve liquide liberamente create, pi crescono i rischi e le opportunit di conseguimento dei profitti. Il rendimento delle riserve liquide liberamente create si colloca necessariamente al di sotto del rendimento sulla classe dei presiti che per nettamente pi rischiosa. 6.5.2 INVESTIMENTI FINANZIARI 6.5.2.1 OBBLIGAZIONI Obiettivi di liquidit, rendimento,a lta qualit, pieno utilizzo delle risorse. La liquidit data dalla rapidit della conversione in moneta senza perdite: TITOLI DI STATO palesano un mercato secondario assai pi ampio per un agevole smobilizzo dello strumento in portafoglio. L'alta qualit viene perseguita mediante l'immissione in portafoglio di obbligazioni emesse dallo stato o da imprese pubbliche ovvero private con un rating assai alto: i problemi da risolvere nella composizione sono relativi:

VOLUME: proporzione rispetto alle altri classi di attivo SCADENZE: suddivisione delle obbligazioni su un ampio set di scadenze (laddered, barbell approach) RISCHI: vanno considerati modelli per la loro gestione STRATEGIA: rigidit ha gestione semplice perch si mantengono titoli fino a scadenza naturale, mentre dinamismo richiede ampie capacit professionali L'andamento dei saggi di mercato e la curva dei rendimenti si palesano di fondamentale importanza nella composizione dei portafogli obbligazionari, soprattutto nella proporzione a saggio variabile e fisso. La duration e la convexity costituiscono i moderni strumenti per la gestione del portafoglio obbligazionario perch esprimono nella sostanza le variazioni di valore e le esigenze per gli aggiustamenti legate al movimento dei tassi di interesse. 6.5.2.2 AZIONI Obiettivi di LIQUIDIT (rapidit di conversione in moneta senza perdita con prezzi in crescita o stabili) e RENDIMENTO (legato sia ai dividendi che alle oscillazioni dei prezzi capital gains) L'ingresso tende a cogliere opportunit per strumenti sottoquotati e invece l'uscita tende a considerare strumenti sovraquotati. Il coefficiente BETA_ costituisce los trumento principale per la gestione del portafoglio perch esprime la reattivit del prezzo del singolo strumento azionario o dell'insieme degli strumenti azionari rispetto alle oscillazioni del mercato. 6.5.2.3 DERIVATI Risponde a obiettivi di speculazione o copertura (hedging) swaps, futures, options. SPECULATIVI: scelte legate alla politica del management, se a valore attivo, sono ricompresi tra le attivit negoziabili. Creano nuovi rischi sull'area tipica del business e sulla nuova area derivata. TRAIDING BOOK COPERTURA: riduzione o trasferimento dei rischi realizzando la protezione del valore di strumenti o insiemi di strumenti non c' sempre copertura totale. BANKING BOOK 6.5.3 PRESTITI ALLA CLIENTELA PRESTITI A BREVE: entrate monetarie costituite dal flusso per l'incasso degli interessi e dal rimborso a scadenza cash flow ampio e stabile dato anche dal rinnovo implicito PRESTITI A MEDIA-LUNGA: entrate date dai flussi periodici per la riscossione delle rate comrpensive di quota capitale applicazione dei saggi fissi crea problemi di esposizione al rischio di saggio di interesse I prestiti possono essere assistiti da COVENANTS (clausole di comportamento per il debitore riduzione EAD) oppure da GARANZIE (personali o reali riduzione LGD). In ogni caso importante indagare accuratamente sulla capacit di rimborso dei debitori per classificarli nei diversi rischi di credito sulla scorta di rating interni. La liquidit bancaria risulta alimentata dall'applicazione della SECURITIZATION all'attivo seguendo il modello originate-to-distribute 6.5.4 PARTECIPAZIONI AZIONARIE Gli obiettivi delle partecipazioni azionarie sono riconducibili sostanzialmente a: sostegno al capitale di rischio delle imprese finanziamento strumentale derivante da conversione di obbligazioni convertibili ingresso e/o controllo di intermediari, istituzioni, o societ per ampliare la gamma e la diversificazione necessario creare un pacchetto di partecipazioni con possibilit di smobilizzo perci andando ad operare su quelle societ quotate in borsa con un discreto flottante. 6.6 PASSIVO Classi tipiche sono: DEPOSITI: i depositi monetari sono rimborsabili su richiesta e possono esercitare impulsi di liquidit non prevedibili. I depositi non monetari invece sono a scadenza o vincolati e rimborsabili con preavviso NON DEPOSITI: repurchase agreements (REPO's), bonds e altri strumenti cons cadenza e remunerazione definiti.

REPO's: PCT passivi con scambio di valori mobiliari BONDS: debiti a media lunga scadenza - COVERED BONDS: obbligazioni garantite da attivit di alta qualit La loro proporzione in base alle esigenze espresse dalla banca nel perseguimento dei propri obiettivi. L'emissione e la vendita di passivit forniscono immediatamente risorse monetarie che posso essere utilizzate per diversi impieghi passivit conducono alla definizione di saggi di interesse passivi che devono essere in linea con i saggi attivi e i ricavi. La vendita inoltre punta al completamento dei rapporti con la clientela. Il problema fondamentale costituito dalla gestione delle passivit il pricing sul passivo indispensabile per il pricing sull'attivo e per i riflessi sul margine di interesse. 6.7 CAPITALI PROPRI La gestione del capitale mira alla crescita di risorse disponibili per il mantenimento delle condizioni di solvibilit ed economicit la struttura delle banche poggia sull'indebitamento!!! Il ruolo strategico dei capitali propri nasce dalla protezione fornita ai depositanti e acquirenti di passivit nell'ipotesi di mancati rientri sui crediti che riducono il valore dell'attivo e che possono determinare insolvenze. Il capitale considerato il principale presidio della stabilit perch riesce ad assorbire le fluttuazioni dei valori dell'attivo, stabilizza le fonti di finanziamento e non ha vincoli di remunerazione contrattualmente prefissati. L'aumento del capitale proprio crea i presupposti per lo sviluppo dei volumi intermediati con positivi influssi sul processo formativo del CE. Viene perseguito tramite: RITENZIONE PROFITTI PER CREAZIONE RISERVE: la scelta sul pagamento dei dividendi deve rispettare la relazione tra payout ratio e retention ratio, per assicurare allo stesso tempo adeguati livelli di autofinanziamento e remunerazione agli azionisti allineata alle aspettative di mercati COLLOCAMENTO AZIONI SUL MERCATO: pu servire sia per l'incremento dei capitali propri ma anche per l'esigenza di afflusso di nuove risorse monetarie. Ampia gamma di strumenti per reperire capitali dal mercato: azioni, obbligazioni) CREAZIONE PASSIVIT SUBORDINATE: relativamente al capitale considerato dal PV, si pu emettere e collocare delle passivit subordinate passivit con postergazione del rimborso con vincolo temporale protratto nel tempo. Assimilabili al capitale proprio. Sono vincolati alla periodica corresponsione della remunerazione. Vicende passate individuano la ricapitalizzazione importante sia per la diversificazione produttiva diretta con l'ampiamento della gamma, sia per la diversificazione indiretta mediante il controllo di altri intermediari. Molto importante l'ampiezza dei mercati azionari per il collocamento del capitale di rischio delle banche che porta un notevole contributo su tempi e modalit. 6.8 FUORI BILANCIO Strumenti che non figurano nei valoti ATT/PASS e che producono tipicamente commissioni e provvigioni recando positivo contibuto in CE. Tali strumenti possono essere reversibili o irreversibili se possono essere trasformati in poste di bilancio oppure se devono essere mantenute all'esterno. 6.8.1 STRUMENTI REVERSIBILI Strumenti che possono passare da fuori a dentro al bilancio creando impegni finanziari considerati reversibili 6.8.1.1 LOAN COMMITMENTS: potenziali impegni finanziari, revocabili o irrevocabili, all'erogazione di fondi alla clientela. Possono essere considerati alla stregua di opzioni al prelievo di somme pre il cliente che acquista la facolt al successivo utilizzo del credito entro i limiti fissati. Al tempo stesso vanno definiti: commissione iniziale, saggio interesse, garanzie, scadenza, somma utilizzabile. Sono in grandi linee scoperti su c/c, linee di credito tradizionali e standby, NIFs e RUFs 6.8.1.2 GARANZIE: potenziali impegni finanziari della banca alla sostituzione del cliente negli obblighi contrattuali. Possono essere finanziarie (lettere di credito standby, fidejussioni, accettazioni bancarie) o commerciali (big bonds per imprese partecipanti ad aste o performance bonds per il buon fine dell'esecuzione dell'opera pubblica) 6.8.1.3 INVESTMENT BANKING: potenziali impegni finanziari che considerano l'underwriting di valori mobiliari e il dealing e market making per le posizioni da regolare 6.8.2 STRUMENTI IRREVERSIBILI

rimangono sistematicamente fuori bilancio e non originano impegni ifnanziari per la banca 6.8.2.1 PRESTITO: attivit legate alla securitization e ai prestiti sindacati 6.8.2.2 PAGAMENTO: elaborazione dei dati, cassa di compensazione, carte di credito e debito, home banking, POS e gestione della tesoreria 6.8.2.3 EXPORT-IMPORT: vengono considerate transazioni commerciali con l'estero, consulenza commerciale, assicurazione delle esportazioni e di interscambio 6.8.2.4 INVESTMENT BANKING: vengono considerati la GPM, GPF, la consulenza, pianificazione finanziaria, custodia e amministrazione di valori mobiliari CAPITOLO 7_MODELLI 7.1 BANCA SPECIALIZZATA La diversificazione produttiva e il connesso incremento nella gamma degli strumenti e nei volumi nel contesto dell'attivo, del passivo e fuori bilancio determinano risultati positivi o negativi sulla scorta delle scelte compiute dal management. Il modello della banca specializzata sottintende la presenza di altre tipologie di intermediari speculari, e ha quindi una ristretta gamma delle aree di business che permette il rafforzamento sul piano dell'immagine e della concorrenza. La caratteristica peculiare l'avere scadenze similari nelle diverse forme di prestito e indebitamento negoziate. La specializzazione non crea per ostacoli insuperabili all'ampliamento dei volumi produttivi idonei per lo spostamento verso i punti pi bassi della curva dei costi medi. La ristretta gamma delle forme tecniche nei finanziamenti evita il diretto e globale convolgimento nelle vicende delle singole imprese e i rischi di contagio riduzione rischio di solvibilit e fallimento 7.2 BANCA UNIVERSALE La provvista di risorse monetarie largamente imperniata sull'indebitamento a scadenza e su un adeguato livello dei capitali propri la diversificazione produttiva e l'incremento della gamma degli strumenti e nei volumi ne contesto dell'ATT/PASS/FUORI determinano risultati positivi o negativi sulla scorta ella bont delle scelte compiute dal management. Utilizzando strumenti diversi, molto difficile l'allineamento delle scadenze fra l'attivo e il passivo riduzione della variabilit dei rendimenti e dei profitti. Le partecipazioni azionarie al capitale di rischio delle imprese palesano un'incidenza non trascurabile nell'attivo, alimentando il cosiddetto rischio di contagio e provocando conseguenze negative nell'ipotesi di cattivi andamenti gestionali (caduta separazione tra banca/industria). L'estensione della gamma dei prodotto, rende pi agevole la raccolta di informazioni necessarie per lo screening le forme creditizie sperimentate e anche la possibilit di ingresso nei CDA dei creditori generano flussi informativi per il monitoring. L'esistenza delle economie in discorso fra diversi prodotti crea vantaggi nel loro accentramento presso un solo interemdiario finanziario, pur insorgendo costi legati alla complessit delle strutture amministrative e burocratiche. La scelta di banca universale ha bisogno di una preventiva definizione delle modalit di presenza e diffusione e postula calcoli economici sulle capacit espansive e sull'accrescimento dimensionale perseguibile nel corso del tempo attuata quindi da banche che hanno raggiunto determinate soglie dimensionali e ravvisano adeguati spazi per un sentiero di sviluppo. La banca in oggetto manifesta punti di forza nella produzione delle informazioni e nel livellod ei costi sostenuti, nell'insorgenza di economie di scopo, nelle capacit di diversificazione degl istrumenti, mentre punti di debolezza nell'incapacit di perfezionamento degli strumenti nelle diverse aree, nell'alto rischio associabile ad interventi finanziari, nel riequilibrare le scadenze e nel rischio di saggio di interesse, 7.3 GRUPPO BANCARIO I gruppi nascono da ispirazioni economiche e si realizzano mediante partecipazioni di controllo di intermediari finanziari con la capogruppo che assume la forma di intermediario o di vera e propria holding finanziaria. Viene scelta una diversificazione produttiva indiretta per l'ottenimento di prodotti all'esterno, l'abbassamento del rischio totale mediante l'estensione verso attivit imperfettamente o negativamente correlate tra di loro e il miglioramento

delle performance. L'accostamento nel gruppo fra attivit poco correlate produce l'abbassamento del rischio legato al portafoglio partecipazioni, riducendo la variabilit dei rendimenti il miglioramento degli indicatori di performance deriva dall'espansione dei volumi produttivi e delle vendite. Ilo conseguimento di economie di scala e scopo legato all'espansione dimensionale, alla ricerca del volume produttivo ottimale e da una pi estesa combinazione delle linee di prodotto al loro interno, distinte dall'utilizzo di comuni fattori produttivi. La struttura e la composizione delle diverse aree di business rivelano solitamente tassi di accrescimento diversi per intensit e periodo temporale e diverse potenzialit di crescita rispetto a singole tipologie. La capogruppo riveste un ruolo centrale sia per la definizione degli indirizzi strategici sia per le modalit di intervento creditizio e finanziario. Come punti di forza ritroviamo la separazione dei rischi fra diversi intermediari finanziari e nell'ampliarsi dei canali di distribuzione e vendita, mentre dal lato opposto troviamo un difficile efficace coordianmento gestionale e nel raggiungimento delle economie di costo. 7.3.1 BANK-INSURANCE Origina dall'iniziativa della banca che crea la propria impresa di assicurazione con carattaeristiche prettamente moderne facendo ampio uso di information and communication technology (ICT) per inserirsi ed essere competitiva nel mercato al pari di un'impresa di assicurazione tradizionale. La banca porta avanti strategie di diversificazione produttiva indiretta per l'ampiamento della gamma introducendo prodotti assicurativi e gettando il presupposto per l'incremento dei ricavi/clienti. Vantaggi: nascita e sviluppo dell'attivit di cross selling e creazione di presupposti per economie di scala e scopo: vengono offerti pacchetti di prodotti coerenti con le caratteristiche di quel determianto target rafforzamento della rete di vendita 7.4 CONFRONTO TRA MODELLI Spesso la scelta di specializzazione imposta dalla regolamentazione vigente (NO IN EUROPA). Per quanto riguarda la diversificazione, utile per l'otimizzazione del richio-rendimento, per l'incremento dei volumi e la riduzione dei costi con conseguente aumento dei ricavi. Gli obiettivi centrali delle strategie perseguite incontrano diversit a seconda del modello scelto esigenze interne ed esterne, sempre nel rispetto della normativa regolamentare vigente. I gruppi bancari nascono per motivazioni diverse, non per ultime quelle della regolamentazione: il loro processo formativo rappresenta una tendenza associabile a motivazioni economiche e concorrenziali. Anche se ogni modello scelto ha i propri punti di forza o debolezza, non c' una netta supremazia di un modello su un altro, dato che la capacit di mantenimento sul mercato data dal conseguimento dei profitti. Conclusioni: 1. modello specializzato e universale rispondono a diversit di regolamentazione 2. evoluzione regolamentare EU tende alla diffusione del modello universale 3. difficile confronto tra modelli 4. non c' netta superiorit di un modello sull'altro 5. il gruppo bancario si innesta nel contesto sia del modello universale che di quello specializzato CAPITOLO 8_RISCHI E REGOLAMENTAZIONE 8.1.1 RISCHIO DI LIQUIDIT La liquidit indica la capacit di saldare debiti alle scadenze presuppone la disponibilit di risorse moentarie per l'attivit corrente ed misurata da ATT. LIQUIDE / TOT. DEPOSITI. Tale rischio non sussisterebbe qualora la banca riuscisse a realizzare una composizione di portafoglio perfettamente simmetrica rispetto a valori e a scadenze

(at )i= (lt )i . Questa situazione finirebbe per eliminare la trasformazione finanziaria tipica degli
i=0 i =0

intermediari finanziari e specie delle banche, riducendo o annullando la fornitura di liquidit al sistema economico. Il soddisfacimento delle esigenze di liquidit pu ricondursi alle seguenti fonti: ASSET MANAGEMENT: creazione di specifici assets che possono essere utilizzati e venduti assai

agevolmente sul mercato per il fronteggiamento delle esigenze LIABILITY MANAGEMENT: raccolta di risorse monetarie tramite emissione o collocamento di certificati di deposito negoziabili e atri strumenti a ST OPERATING FLOWS: alimentati da flussi netti abbastanza regolari essenzialmente con l'attivo fruttifero di interessi e dividendi e con il passivo oneroso di interesse e costi operativi Nell'evoluzione del business bancario, il matching e la gestione delle scadenze sugli strumenti, non possono essere separati dalla gestione della liquidit 8.1.2 RISCHIO DI SOLVIBILIT La solvibilit considera la capacit di saldare a qualsiasi costo i propri debiti che postula la disponibilit di risorse monetarie in momenti di creisi ed misurata da CAPITALE/TOT. ATTIVIT ADEGUATEZZA DI CAPITALE. conseguita mediante valori ATT sistematicamente pi alti rispetto ai valori PASS, cio positivi livelli di capitali propri il mantenimento della solvibilit prescinde da scelte gestionali improntate a sani principi di rigore e accuratezza nelle analisi sul rischio di credito e creazione di un portafoglio prestiti che riveli capacit di restituzione e rinnovo insieme ai cash flows per la riscossione interessi 8.1.3 RISCHIO DI CREDITO legato al mancato pagamento degli interessi e/o del capitale connessi a un titolo di debito o prestito bancario rischio pu essere mitigato o annullato mediante l'investimento in obbligazioni con pi alto rating. Nei prestiti alla clientela, c' uguale presenta tra le diverse qualit dei clienti, ma pure sempre necessario un accertamento della capacit di produzione di reddito che equivale alla capacit di credito. L'applicazione delle moderne tecniche di analisi del rischio di credito come lo screening ed il monitoring risulta necessaria per la razionalizzazione delle scelte sui finanziamenti ai clienti e per la riduzione di problemi di adverse selection e moral hazard. L'apprezzamento del rischio di credito pu essere condotto mediante l'analisi dei seguenti parametri: PD [0,1] probabilit di insolvenza del cliente ad un anno LGD [0,1] quantifica perdita in ipotesi di insolvenza EAD livello dell'esposizione all'epoca del default M considera la scadenza dei prestiti erogati al cliente Il rischio di credito pu originare sia una perdita attesa (EL) che non reca problemi perch sussistono accantonamenti effettuati dalla banca, che una perdita inattesa (UL) che invece solleva problemi: EL = PD x EADx LGD UL = VaR EL individuata nella volatilit delle perdite attorno al loro valore medio, misurata dalla DEV.STD della distribuzione di frequenze delle possibili perdite in portafoglio. Il rischio di credito pu essere trasferito tramite credit derivatives o mediante securitizations con la creazione di ABS. 8.1.4 RISCHIO DI SAGGIO DI INTERESSE Situazione derivante dal mutamento dei saggi di mercato. 8.1.4.1 ASSET AND LIABILITY MANAGEMENT: ALM presuppone la simultanea gestione di ATT/PASS e ricomprende problemi di composizione di ATT/PASS, matching e mismatching di scadenze, costi e ricavi, struttura dei saggi , ipotizzando lo scenario e i riflessi in CE obiettivi di controllo e gestione rischio di saggio interesse 8.1.4.2 FATTORI ALL'ORIGINE: la trasformazione finanziaria messa in atto dagli interemediari ed il successio mismatching influiscono sulla nascita e l'evoluzione del rischio di saggio di interesse rischio legato essenzialmente a diversit nelle scadenze e nelle date di revisione del tasso per i diversi riflessi di repricing 8.1.4.3 REATTIVIT DEI SAGGI INTERNI: Attivit sensibili (fisso in scadenza e variabile), insensibili (fisso) 8.1.4.5 GAP MANAGEMENT Considera l'impatto delle variazioni dei saggi di mercato sul margine di interesse e quindi sul CE. I modelli base, incrementale e standardizzato presuppongono l'impostazione e lo svolgimento della gap analysis. L'orizzonte temporale di solito non supera il 12 mesi, cio la competenza del CE

=GAP BASE= Il modello calcola ATT/PASS sensibili che palesano scadenza o revisione del saggio nel periodo di riferimento. La differenza tra Rate Sensitive Assets (RSA) e il Rate Sensitive Liabilities (RSL) costituisce il livello di GAP: NII =gap x i dove NII = net interest income, gap=RSA-RSL e i la variazione dei saggi di mercato' TABELLA PAG 178 Il principale inconveniente del modello base consiste nella proiezione all'intero periodo di riferimento della differenza fra ATT/PASS sensibili ai movimenti dei saggi di mercato, ignorando i singoli momenti di revisione dei saggi per le diverse poste =GAP INCREMENTALE= il modello suddivide il periodo in sottoperiodi che, sommati algebricamente, danno luogo al gap cumulato identico al gap del modello base. Infatti in questo modello le variazioni vengono calcolate nei singoli periodi considerando i diversi livelli dei gaps. L'impatto espresso dalla formula: NII = gap fT f i)/365 n=numero complessivi dei periodi temporali, (
f =1 n

f=periodo di riferimento, T_f il numero dei giorni che separano il punto medio del periodo considerato da 365. TABELLA PAG. 180 Il gap incrementale lamenta qualche imperfezione ignora le entrate per volumi di interessi e il rimborso di prestiti viene considerato nell'intervallo entro il quale scade la rata. L'utilizzo di sottoperiodi non elimina la possibilit di variazioni a pi brevi intervalli =GAP STANDARDIZZATO= Considera un unico tasso di riferimento o un insieme di tassi per tutti i flussi e procede al calcolo e alla stima di specifici coefficienti di sensibilit (beta) secondo la diversa reattivit dei saggi interni al saggio esternod i riferimento.
(n)

NII = ( RSA A RSL L )T f i/365


f =1

Dove i coefficieni BETA indicano rispettivamente la sensibilit

delle ATT/PASS rispetto alle variazioni dei fatti interni. Distinguento fra gap cumulato positivo e negativo, le relazioni fra saggi interni ed estermi e i conseguenti riflessi sul margine di interesse palesano identico segno rispetto al base. La banca anche in questo caso non immunizzata in caso di gap standardizzato nullo. 8.1.4.6 MODELLI DI DURATION n tCF t
D=

(1+i )t
t=1 n

(1+i )t
t=1

CF t

la duration costituisce la media ponderata dei periodi alla scadenza di un'obbligazione a saggio

fisso ed misurata dal rapporto tra i diversi periodi ponderati per i rispettivi valori attuali dei cash flows e la somma dei valori attuali dei cash flows che coincide con il prezzo corrente, utilizzando nell'attualizzazione il rendimento a scadenza. CF_t=cash flow al tempo t, i=rendimento a scadenza, t=periodi annui. Indica il periodo medio di rientro dei cash flows di un'obbligazione a saggio fisso e scadenza determinata indicatore di sensibilit al prezzo rispetto al rendimento a scadenza. correlata inversamente al rendimento a scadenza ed esprime la variazione del prezzo rispetto alla variazione del rendimento a scadenza: P D = i dove la variazione percentuale del prezzo P uguale alla modified duration per la variazione P (1+i) del rendimento a scadenza i. Tale calcolo non origina problemi in ipotesi di piccole variazioni del rendimento, mentre per consistenti variazioni utiloe considerare la curvatura mediante il calcolo della convexity. Sia la Duration che la Convexity esprimoono la relazione tra il prezzo del titolo obbligazionario e variazioni nei

rendimenti a scadenza. La duration presuppone il calcolo del valore attuale dei flussi di cassa relativi alla struttura delle ATT/PASS e la disponibilit di dati non contabili valutazione dei riflessi di variazioni nei saggi sul valore di mercato. i A dove E la variazione del capitale, DG La variazione del capitale al variare dei saggi: E=DG (1+i) L la duration gap e A=tot assets DG=D A D L . A Nell'ipotesi di duration sulle attivit rispetto di duration sulle passivit moltiplicata per il leverage, l'aumento dei saggi provoca una contrazione del valore di mercato delle attivit pi ampio rispetto alle passivit, con decremento del valore del capitale 8.1.4.7 MODELLI DI SIMULAZIONE Costruzione di scenari eco-fin ipotizzando l conseguenti reazioni sui valori di bilancio presuppongono dati attendibili, ipotesi corrette e una valida struttura organizzativa interna di gestione del rischio su saggio: 1. definizione del problema oggetto di simulazione 2. formulazione ipotesi 3. definizione relazioni logico-matematiche 4. raccolta dati 5. stima del modello 6. accettazione/rifiuto del modello i modelli cos composti formulano una serie di scenari con risultati diversi, quindi pur essendo complessi, i modelli si rivelano strumenti adeguati per il controllo del rischio di saggio di interesse nelle sue diverse manifestazioni e nei suoi aspetti dinamici. TABELLA 186 8.1.4.8 DERIVATI E SECURITIZATION Swaps, futures e option utilizzabili per la copertura delle oscillazioni di prezzo e cedola all'interno di specifiche classi dell'attivo costribuiscono alla riduzione del rischio di saggio. Lo swap pu essere negoziato per mutamenti del saggio fisso in variabile o viceversa, influendo positivamente sulle relazioni fra RSA e RSL 8.1.4.9 ELEMENTI DI SINTESI - conclusioni 1. la corretta previsione degli andamenti si palesa come condizione fondamentale per il conseguimento degli obiettivi 2. i modelli gap management tendono al controllo del rischio di saggio nelle sue manifestazioni sul margine e perci sui profitti 3. l'applicazione dei coefficienti nei modelli gap standardizzato tendono all'individuazione della capacit di reazione dei saggi interni rispetto al movimento degli esterni 4. i modelli di duration tendono al controllo del rischio di saggio nele sue manifestazioni sul valore del capitale 5. il pieno controllo si raggiunge col congiunto utilizzo di tutti i modelli insieme ad una ristrutturazione delle classi dell'attivo e del passivo con utilizzo di securitisation e credit derivatives. 8.1.5 RISCHIO DI CAMBIO l'esposizione netta in cambi: NFXEi=(FX assetsiFX liabilitiesi )+( FX bought i FX sold i ) . Il rischio di cambio pu essere abbassato o eliminato mendiante idonei strumenti derivati che provocano il trasferimento parziale o totale ad altre controparti. 8.1.6 RISCHIO OPERATIVO Riconducibile ad inadeguatezze e/o carenze nei processi interni, comportamenti umani, etc, che riducono i profitti. 8.2 MODELLI VaR Il value at risk stabilisce la massima perdita sperimentabile su un determinato strumento finanziario in un periodo temporale, stabilito un intervallo di confidenza misura l'impatto sul valore dello strumento delle variazioni di mercato (saggi, cambi, prezzi): VaR ij =MV i ij j t

8.2.1 APPROCCI PER LA MISURAZIONE L'approccio varianze-covarianze presuppone le stime della matrice varianze-covarianze dei rendimenti degli strumenti relazioni lineari fra variazioni nei fattori di mercato e variazioni nel valore dei singoli strumenti finanziari, originando problemi nell'apprezzamento di strumenti con pay-off non lineare (options). L'approccio da seguire la simulazione Monte Carlo che utilizza espressioni matematiche per la costruzione di scenari evolutivi sui diversi fattori di mercato, considerando asimmetrie e curtosi nella distribuzione dei rendimenti i vantaggi sono legati alla continua proiezione del VaR verso il futuro, mentre gli svantaggi sono l'ampio volume di dati e di costi necessari. 8.2.2 PERIODO TEMPORALE E INTERVALLO Il periodo temporale pu variare da un giorno fino ad un anno. La scelta dell'orizzonte temporale dipende dalla comvinazione di: grado di liquidit del mercato di riferimento in rapporto allo strumento detenuto (OGGETTIVO) periodi di detenzione per la posizione assunta (SOGGETTIVO) La soluzione pi diffusa basare la stima sull'orizzonte temporale sul quale il gestore della posizione ha assunto le proprie scelte e sul tempo richiesto per lo smobilizzo della posizione. L'intervallo di confidenza sottintende il livello di protezione contro movimenti avversi nei fattori di mercato (avversione banca) [0-99,9]. A parit di altre condizioni il VaR assume valori pi elevati al crescere dell'orizzonte temporale e dell'intervallo di confidenza. 8.3 REGOLAMENTAZIONE La banca vulnerabile a rapide e massicce richieste di conversione di depositi in moneta perch il contenuto illiquido dei prestiti alla clientela incerto insolvenza in caso di corsa agli sportelli. L'esistenza di asimmetrie informativa crea i soliti problemi di moral hazard e adverse selection. Il mercato interbancario dei depositi costituisce un importantee canale di trasmissione degli effetti di insolvenza di una banca sull'intero sistema assenza assicurazioni e alti importi negoziati. 8.3.2 STRUMENTI Regolamentazione prudenziale imperniata su regole comuni e obiettivi di solidit e stabilit assicurazione sui depositi e coefficienti patrimoniali. 8.3.2.1 ASSICURAZIONE SUI DEPOSITI Protezione dei depositi nell'ipotesi di fallimento il cui premio andrebbe correlato al rischio relativo al deposito per evitare disparit sulla concorrenza. Alternativa ai problemi la narrow bank che ha volume di riserve liquide pari al 100% dei depositi, che per non svolgerebbe la trasformazione finanziaria insita nel concetto di banca. 8.3.2.2 COEFFICIENTI PATRIMONIALI L'orientamento verso un sistema di coefficienti basati sulla diversa rischiosit degli strumenti dentro/fuori bilancio per l'accertamento dell'adeguatezza patrimoniale. Tali coefficienti non abbassano ne riducono la rischiosit ma creano solo le premesse per la riduzione o l'eliminazione delle perdite legati ad eventi negativi influenzano scelte del management mutando volumi e criteri di composizione dell'attivo e del capitale. PV 8 % . La normativa stabilisce che In Europa il livello patrimoniale minimo : (TAP RC )+12,5( PV RM +PV RO) alla crescita dei rischi in discorso, deve verificarsi una crescita del PV. 8.3.3 BASILEA II Include il rischio operaqtico nel calcolo dei coefficienti patrimoniali tre pilastri: 1. requisiti patrimoniali minimi regole per gli accantonamenti di capitale ai fini prudenziali lasciando il vincolo dell'8% del capitale di vigilanza 2. controllo prudenziale dell'adeguatezza patrimoniale controllo prudenziale attuato dalle autorit di vigilanza per accertamento sulla validit delle scelte sul capitale e sui rischi 3. disciplina di mercato DISCLOSURE, trasparenza informativa verso il mercato 8.3.4 METODI STANDARDIZZATI Tali metodi presuppongono l'introduzione e il rispetto di requisiti di capitale stabiliti in modo esogeno dalle

autorit di vigilanza. Ci presuppone l'utilizzo di ratings esterni forniti da agenzie che valutano il merito del credito dei prenditori di fondi suddivisione portafoglio in classi differenziate da un diverso rating con ponderazione crescente proporzionalmente al rating [0%, 150%]. A parit di intervallo dei ratings, l'applicazione uniforme dei coefficienti non tiene conto della disomogeneit nella diversificazione dei crediti. Garanzie reali, personali e derivati di credito mirigano il rischio di credito. Il modello standardizzato sui rischi di mercato, presuppone la suddivisione degli strumenti finanziari in classi per la successiva attribuzione dei pesi problema costituito dall'applicazione uniforme che permette comportamenti di aggiramento. I coefficienti sui rischi di mercato, si restringono al portafoglio strumenti finanziari tralasciando i prestiti alla clientela. Il modello standardizzato si basa sul BUILDING-BLOCK APPROACH che fissa requisito di capitale in parte sulle posizioni lorde ed in parte sulle nette. Altri metodi sono il PORTFOLIO APPROACH, che stabilisce i requisiti di capitale tenendo conto dei rischi di un protafoglio di negoziazione, e il COMPREHENSIVE APPROACH che definisce i requisiti di capitale in una specifica proporzione del valore delle posizione lunghe pi una su quelle corte. SUPERIORE IL PORTFOLIO. Il modello standardizzato sul rischio operativo, presuppone il calcolo del requisito patrimoniale seguendo nella sostanza: BASIC INDICATOR APPROACH: considera aliquota fissa stabilita esogenamente dal reddito lordo annuo dei precedenti tre periodi per il quali positivo per il calcolo del requisito di capitale legato al rischio operativo STANDARDISED APPROACH: suddivide il business bancario in 8 linee e il requisito calcolato per ogni linea applicando diverse aliquote sulla media dei tre periodi lordi precedenti 8.3.5 MODELLI INTERNI Utilizzo di sistemi interni per la gestione dei rischi e il calcolo dei requisiti di capitale migliore capacit di apprezzamento e gestione dei rischi con misure pi accurate del capitale per la gestione dei rischi. Alla base dei modelli interni sussiste generalmente il VaR che identifica l'esposizione ai rischi dei capitali propri introduzione di RATINGS INTERNI sempre con rispetto delle indicazioni fornite dalle autorit. IRB FOUNDATION:stime interne pi ristrette, solo PD IRB ADVANCED: stime interne PD, EAD, LGD, M nel metodo IRB, l'attivo riclassificato in: sovereigns banks corporates retail Molto importante per l'utilizzo dei modelli interni la bont dei sistemi informativi utilizzati per l'individuazione dei ratings e quindi del requisito patrimoniale. Garanzie e derivati mitigano il rischio di credito e quindi PD, LGD. Il modello interno sui rischi di mercato postula il calcolo del VaR scegliendo il periodo temporale e l'intervallo di confidenza pi adatto. Il modello interno sul rischio operativo viene basato sull'advanced measurement approach (AMA) che utilizza dati quali-quantitativi di origine interna.

8.4 PERFORMANCE 8.4.1 COSTI E RICAVI I saggi di interesse sull'indebitamento influiscono sul livello degli interessi passivi, mentre i saggi sugli investimenti incidono sul livello degli interessi attivi la differenza definisce il margine di interesse che sottintende la redditivit lorda della gestione del denaro la redditivit legata alla capacit di innalzamento dei volumi delle ATT/PASS e alla capacit di diversificazione produttiva. I profitti netti sono ottenuti sottraendo dal margine di intermediazione i costi operativi. 8.4.2 INDICATORI ROA: rendimenti capitali investiti e capacit banca nel corretto impiego delle risorse monetarie Net income ROA= legato alla capacit di conseguimento dei profitti nelle diverse aree di business Total assets sperimentate e alla capacit di crescita dell'attivo. ROE: capacit di remunerazione del proprio capitale e degli stessi azionisti mediante distribuzione dividendo A Net income Total assets Net income ROE=ROA = = capacit di conseguimento dei profitti, assume E Total assets Equity Equity quindi importanza il mantenimento o l'innalzamento nel tempo dei profitti netti conseguiti, stabilizzando o incrementando il ROE. 8.4.3 INDICATORI AGGIUSTATI PER IL RISCHIO Gli indicatori tradizionali non esprimono il diverso grado di rischiosit della singola banca nella composizione dell'attivo e nella conduzione delle politiche gestionali. Expected net income RAROC (risck adjustment return on capital): RAROC= rendimento aggiustato per Capital at risk il rischio, del capitale necessario alla copertura delle perdite mediante il VaR Capital at risk la massima perdita sperimentabile su un portafoglio di attivit finanziarie che coincide con il VaR EVA (economic value added): EVA=(RAROCCost of equity)Capital at risk sottintende la creazione o distruzione di valore sul business complessivo o sulle singole aree

PARTE QUARTA INTERMEDIARI MOBILIARI CAPITOLO 9_COMPOSIZIONE DI BILANCIO 9.1 SPECIFICIT I fondi comuni di investimento (investitori istituzionali) si specializzano nella selection di portafoglio. Il management persegue l'innalzamento dei valori dell'attio razionali scelte e strategie seguendo i principi e tecniche nel contesto della teoria di scelte di portafoglio. Determina la raccolta, l'accentramento e la gestione collettiva delle risorse monetarie di tanti risparmiatori che non sarebbero in grado di participare a portafoglio cos diversificati abbassamento rischio sistematico. Management ispirato ad ottimale combinazione rischo-rendimento. C' uno stretto legame tra afflusso di risorse monetarie mediante la vendita delle quote e deflusso mediante gli investimenti nel modelloa perto il fondo deve essere sempre pronto all'acquisto o alla vendita seguendo le esigenze del pubblico con diversi profili di rischio. Il rendimento risulta legato ai risultati di gestione del portafoglio titoli, includendo interessi, dividendi, etc. la capacit del management si dimostra nella diversit di crescita del valore dell'attivo specializzazione nella selezione e gestione di titoli con diverse caratteristiche e scadenze. Il NAV indicato dal tatal assets al netto del total liabilities considera su base giornaliera i prezzi di mercato degli assets e le risorse liquide aggiungendo gli interessi e i dividendi maturati, sottraendo il total liabilities (MARK-TO-MARKET) criterio ATTIVO: informazioni pubbliche presuppongono l'integrazione mediante la raccolta e l'elaborazione di informazioni sulle societ considerate. Criterio del managed funds con selezione e continuo trading sfruttando l'andamento dei prezzi e partendo dall'ipotesi di bassa efficienza di mercato costi di gestione nettamenti pi alti del passivo. Trading per individuazione di titoli sovra/sotto-quotati formulando proiezioni sul futuro per battere il mercato tramite: - MARKET TIMING: portafoglio in sintonia con le previsioni di andamento del mercato - SECURITY SELECTION: alto peso dei titoli sottoquotati, basso peso titoli sovraquotati - SECTOR SELECTION: selezione di settore o raggruppamenti si settori sotto/sovra-quotati OBIETTIVO BATTERE IL BENCHMARK criterio PASSIVO: informazioni pubbliche sono utilizzate per intero e sono la base per la scelta della composizione di portafoglio. Criterio degli index-funds per la replica sia di rendimento che di rischio di un determinato indice con detenzione di valori mobiliari su M/L-T distribuzione uniforme delle informazioni e uguaglianza nelle aspettative. Il trading si rivela inutile. OBIETTIVO REPLICA DEL BENCHMARK La raccolta di informazione argina l'adverse selection, mentre il continuo monitoraggio attenua il moral hazard. Asimmetrie tra prestatori finali e intermediari, sono attenuate dalla disponibilit giornaliera del valore delle quote e dalla conoscenza della performance nel tempo la diversit storica delle performance incidono pur sempre sugli afflussi e deflussi di risorse monetarie. Partecipazioni e controllo di banche e imprese di assicurazione alle societ di gestione possono creare conflitti di interessi nelle scelte di composizione e nella definizione di commissioni. Di solito la societ di gestione nasce su iniziativa bancaria o di societ finanziaria: la banca depositaria esegue incassi e pagamenti per cedole e rimborsi di quote e provvede alla custodia dei titoli rappresentivi delle quote del fondo 9.2 BUSINESS MOBILIARE Il business alimenta processi di investimento e disinvestimento che sottintendono sclete del managemente atte all'incremento del valore per differenza prezzi o per cedole/dividendi. I problemi di selezione pi complessi li ritroviamo nelgli strumenti azionari il business dei derivati ha sia esigenze di copertura che di speculazione, sempre con i limiti imposti dalle varie regolamentazioni. Molto importanti sono le valutazioni relative all'andamento dei saggi di interesse e cambio, sia per gli effetti diretti sulle cedole/dividendi, sia per la scelta relativa agli strumenti derivati. Sussistono in ogni caso i tipici rischi di liquidit, credito, saggio di interesse e cambio che possono essere gestiti mediante criteri di selection, utilizzo della duration e di strumenti derivati. 9.3 ATTIVO

Ipotizzando un intervallo temporale +/- lungo, sussite il problema relativo alla quantificazione del surplus/deficit della creazione rispetto allo smobilizzo delle quote per esigenze di crescita o riduzione di strumenti in portafoglio problema di liquidit nella gestione dei valori mobiliari. Il problema di saggio di interesse in tali intermediari deve essere gestito al di fuori degli schemi classici di ALM. La gestione dell'attivo deve puntare alla crescita del valore (rendimento) che esprime il rendiconto del fondo nel periodo considerato al netto dei costi operativi l'obiettivo nel tempo l'espansione dell'attivo e deve essere realizzato insieme alla creazione di strumenti ST molto liquidi per soddisfare i rimborsi 9.3.1 RISERVE LIQUIDE La presenza di riserve liquide viene perseguita tramite la creazione di strumenti SS/S-T che siano convertibili in moneta senza problemi esigenza nei fondi azionari e obbligazionari per le ampie oscillazioni registrate da un periodo all'altro. 9.3.3 COMPOSIZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI La presenza di una componente piuttosto alta di azioni-derivati rispetto ad obbligazioni-derivati innalza il rischio e tende alla crescita delle oscillazioni dei rendimenti conseguibili le informazioni disponibili sul profilo di rischio dei singoli fondi influiscono sulle preferenze dei soggetti in surplus. Il rischio di oscillazione del rendimento ricade per intero sugli acquirenti. 9.3.4 RATING Costituisce uno strumento per la classificazione della bont dei fondi sulla scorta del voto pi alto o pi basso, orientando le scelte dei risparmiatori a parit di profilo di rischio. 9.4 PASSIVO FONDI REGOLAMENTATI: debiti per esigenze di tesoreria su livelli piuttosto modesti FONDI NON REGOLAMENTATI:debiti per esigenze di raccolta di risorse monetarie hanno notevole rilievo per l'alto leverage 9.5 CAPITALI PROPRI costituito dalle quote emesse o circolanti tutte uguali di valore=NAV. Sul piano contabile non costituiscono indebitamento perch il loro rimborso non presenta scadenze e perch l'oscillazione del valore ricade intermanete sull'investitore. CAPITOLO 10_MODELLI 10.1 FONDO COMUNE APERTO Intermedario finanziario che emette e colloca nuove quote su domanda e rimborsa le quote in circolazione su richiesta. Le risorse totali tendono alla crescita nell'ipotesi di emissione di un numero di quote nettamente pi alto rispetto al numero di quote rimborsate crescita dell'attivo di bilancio e conseguimento di un rendimento composto da interessi, dividendi e capital gain 10.2 FONDO COMUNE CHIUSO Intermediario finanziario che emette e vende un numero fisso di quote e non assume impegni sul loro riacquisto nei confronti dell'investitore processo formativo del prezzo deriva dall'incontro tra domanda e offerta con scambi che originano uno sconto rispetto al NAV. Il successo di tali fondi legato alla bont delle scelte di composizione del portafoglio costituito da azionie ed obbligazioni o azioni o obbligazioni o derivati. Il gestore di tale fondo non incontra il problema di improvvise, rapide richieste di conversione e quindi pu contare sulle risorse raccolte anche per investimenti M/L-T senza problemi no forzature di smobilizzo per esigenze di liquidit. 10.3 FONDO COMUNE DI MERCATO MONETARIO Intermediario specializzato negli strumenti di mercato monetario successo negli usa legato all'alta liquidit e possibilit di smobilizzo e maggiore rendimento rispetto ai depositi. La stabilit dei valori dell'attivo e la notevole liquidit hanno permesso l'offerta di strumenti contabili per il regolamento degli scambi ai loro clienti, pur con delle limitazioni. Il portafoglio costituito essenzialmente da titoli di stato S-T, CD negoziabili, depositi in /$, commercial papers

e accettazioni bancarie corta scadenza/basso rischio/basso rendimento. 10.4 EXCHANGE TRADED FUNDS Creati nel 1993 negli USA. L'ETF riflette le caratteristiche di un index-fund e un close-end fund ed negoziato sul mercato organizzato a negoziazione continua. Distinti da gestione passiva, con la composizione del portafoglio che repluca indici finanziari possibile trading intraday per guadagnare sul differenziale dei prezzi. Presenta bassi costi di gestione e niente costi di negoziazione. 10.5 HEDGE FUNDS Intermediari finanziari distinti da alto leverage (ricorso ad indebitamento e derivati) linee di credito per motivi speculativi con alta esposizione ai rischi), assenza di regolamentazione (ampia libert di scelta dei gestori, pur sempre legate alle vicende di mercato) e scarsa trasparenza di gestione (mancata comunicazione al mercato del benchmark di riferimento, degli indirizzi gestionali e del profilo rischio-rendimento. Gli hedge fund puntano alle capacit professionali del management sia per per la gestione dei rischi che per il conseguimento di pi alte performances rispetto ai tradizionali fondi comuni. Gli hedge cercano di battere il mercato sfruttando le imperfezioni insite in esso gestione ATTIVA. CAPITOLO 11_RISCHI, REGOLAMENTAZIONE, PERFORMANCE =NO RISCHIO DI SOLVIBILIT VALORE DELLE QUOTE REPLICA VALORI BILANCIO= 11.1.1 RISCHIO DI LIQUIDIT Le quote sono rimborsabili su domanda e creano rischi di liquidit per le manifestazioni di rapide richieste di rimborso soluzione tramite contrazione dei valori di bilancio e volumi intermediati. 11.1.2 RISCHIO DI CREDITO il rischio di mancato pagamento delle cedole interessi o il mancato rimborso del capitale da parte delle imprese emettendi obbligazioni. Ci provoca riflessi dulla liquidit e sul livello delle performance conseguita copertura tramite credit derivatives 11.1.3 RISCHIO DI SAGGIO DI INTERESSE Tale rischoi distingue i fondi che detengono volumi di obbligazioni in portafoglio incide sia sugli interesse che sui prezzi provocando oscillazioni nei rendimenti e nella performance di periodo. Per mitigarlo sono necessari modelli di duration e simulazione problema consiste in una corretta previsione sull'andamento dei saggi e nella conseguente composizione del portafoglio rispetto alle oscillazioni dei saggi di mercato: se abbassamento saggi di mercato: strumenti con duration pi lunga se innalzamento saggi di mercato: strumenti con duration pi corta 11.1.4 RISCHIO DI CAMBIO Dovuto da attivit e passivit espressi in moneta estera derivati di copertura 11.1.5 RISCHIO OPERATIVO Inadeguatezze e/o carenze nei processi interni, comportamenti umani, sistemi tecnologici ed eventi esterni che possono provocare incremento costi/abbassamento ricavi e quindi riduzione dei rendimenti. 11.2 MODELLI VaR Il value at risk stabilisce la massima perdita sperimentabile su un determinato strumento finanziario in un periodo temporale, stabilito un intervallo di confidenza misura l'impatto sul valore dello strumento delle variazioni di mercato (saggi, cambi, prezzi). Utilizzati dai gestori dei fondi per la stima ed il monitoraggio del rischio nel contesto delle strategie perseguite, precisando che l'orizzonte temporale pu oscillare da un giorno ad un anno e che la volatilit e le correlazioni mutano nel tempo. Problemi nell'applicazione: impossibilit di confronto tra fondi diversi per asset location, gestione e benchmark mancanza di informazioni sul profilo rischio-rendimento dei singoli fondi 11.3 REGOLAMENTAZIONE

La regolamentazione si pone l'obiettivo di tutelare gli investitori con un prospetto informativo adeguato con: nome fondo societ di gestione strategie di investimento rischi performances realizzate struttura delle commissioni info aggiuntive Altro fattore importante il reporting nel quale deve essere indicata la performance e altri aspetti finanziari come la modalit di calcolo e divulgazione del NAV. 11.4 PERFORMANCE Esprime i risultati conseguiti e indica la rivalutazione/svalutazione delle quote 11.4.1 COSTI E RICAVI Costi operativi e decrementi di valore sugli strumenti finanziari del portafoglio costituiscono tipicamente costi. Interessi attivi, dividendi e incrementi di valore sugli strumenti rappresentano ricavi. La mancanza di specifici vincoli alla remunerazione delle quote e al conseguimento di un livello minimo dei profitti non riduce il problema di positive relazioni fra ricai e costi per i conseguenti riflessi sul rendimento. 11.4.2 INDICATORI Gli indicatori di performance misurano la capacit di conseguimento dei risultati gestionali e sono riconducibili al rendimento. In particolare, nell'intervallo [t-1, t], il rendimento R_t, considerate le eventuali distribuzioni di NAV t+ DIST t +NAC t1 reddito DIST, : Rt = TABELLA PAG. 242. Tale misurazione si rivela insufficiente NAV t 1 nella valutazione della performance, trascurando il rischio. 11.4.3 INDICATORI AGGIUSTATI PER IL RISCHIO La performance aggiustata al rischio considera i diversi fondi sulla base dei rendimenti corretti per il rischio misurata dallo Sharpe Ratio che sottolinea il rendimento in eccesso per unit del rischio in corrispondenza di R R livelli pi alti o pi bassi dell'indicatore in discorso: Sharp ratio= p f . p Per quanto riguarda una misura pi recente passiamo alla Modigliani measure che esprime la performance R R introducendo la correzione di mercato: Modigliani measure= p f m TABELLA PG.243 p 11.4.4 BENCHMARK Il benchmark supperisce alla mancanza della valutazione della performance nel rapportare il rendimento del fonso al rendimento del sottostante. APPROCCIO STORICO: individua il benchmark nel paniere di assets che replica la composizione media del portafoglio del fondo negli ultimi anni confrontando il rendimento del benchmark con quello del fondo. APPROCCIO IPOTETICO: ndividua il benchmark nel paniere di assets che replica la composizilione attuale del portafoglio del fondo, confrontando il rendimento del benchmark con quello del fondo. opportuno considerare tra il fondo ed il benchmark, solamente il primo un portafoglio realmente esistente, perci non sono investimenti alternativi rendimento del fondo gravato anche da commissioni, alcuni investimenti nel benchmark non sono realizzabili nella realt. 11.5 CONFRONTO TRA FONDO E BANCA Contenuto differente delle asimmetrie informative, risolvendo la banca globali asimmetrie ex ante/ex post, mentre il fondo solo parziali la gestione dei valori mobiliari e derivati costituisce aspetto tipico ed esclusivo dei fondi, mentre tipico e parziale delle banche. Nei fondi, i rendimenti conseguiti innalzano i valori dell'attivo, e quindi il valore delle quote non sussiste problema di gestione del passivo, ne del capitale, ne di ALM. Entrambi gli intermediari hanno problema di gestione del rischio di saggio di interesse. La diversificazione pienamente applicata nei fondi e i valori di bilancio solo valutati giornalmente mark-to-

market, mentre le banche calcolano periodicamente al fair value. Conclusioni: similarit operativa tra fondi e banche giustifica il confronto asimmetrie informative: globale nella banca, parziale nei fondi gestione del passivo, del capitale e le tecniche ALM non sono applicabili nei fondi, ma solo nelle banche fondi mark-to-market, banche costo ammortizzato e fair value . Quindi svantaggi per la clientela bancaria rispetto a quella dei fondi per la disponibilit di notizie e mancanza di dati su performance aggiornati costantemente diversit attivo: fondi investimenti finanziari, banche prestiti alla clientela PARTE QUINTA INTERMEDIARI ASSICURATIVI CAPITOLO 12_COMPOSIZIONE DI BILANCIO E FUORI BILANCIO 12.1 SPECIFICIT Si specializzano in screening, underwriting e monitoring dei rischi emettendo polizze a fronte di accantonamento riserve tecniche. Emissione di polizze, stipulazione di contratti con la conseguente assunzione dei rischi determinano entrate monetarie per l'incasso dei premi, e al verificarsi dell'evento negativo si verificano uscite monetarie passivit costituite da riserve tecniche che stimano gli impegni di uscita legati alla manifestazioni di eventi sfavorevoli. A livello di sicronizzazione in/out, le entrate monetarie per l'incasso di premi, interessi, dividendi e vendite di valori mobiliari largamente anticipata rispetto ai costi da sostenere Sono considerati alla stregua di investitori istituzionali. La trasformazione di attivit liquide in passivit illiquide sottolinea la motivazione per l'esistenza e la solidit finanziaria delle imprese di assicurazioni. Produzione di informazioni e screening si rivelano di fondamentale importanza per la stipulazione delle polizze e l'assunzione dei rischi connessi, riducendo/eliminando i problemi di adverse selection. Per quanto riguarda il monitoring, sono molto importanti l'evoluzione ddei rischi e i comportamenti degli assicurati per controllare il moral hazard. Asimmetrie informative sono altres presenti fra l'impresa di assicurazione e gli assicurati a svantaggio di quest'ultimi poich l'impresa possiede pi ampie informazioni sulle proprie vicende gestionali regolamentazione per la tutela del consumatore per l'attenuazione delle imprese di assicurazione. 12.2 BUSINESS ASSICURATIVO Vengono create passivit dagli assicuratori nei confronti degli assicurati trasformando l'incertezza legata all'evento negativo in certezza nella compensazione della perdita finanziaria vengono originate contingent claims che prevedono l'incasso di un premio in t_0 contro il pagamento di un indennizzo in t_n condizionato al verificarsi di un evento. Le polizze realizzano il pooling dei rischi entro un portafoglio distinto da ampiezza ed omogeneit che permette l'agevole adozione della legge dei grandi numeri se l'applichiamo per n rischi omogenei ed indipendenti, daranno solamente quelli che accadranno x, con x < n . Per calcolare le probabilit ricostruite vengono calcolate tramite tavole attuariali 12.2.1 ASPETTI TECNICI Un problema delicato il livello dei premi che deve essere strettamente commisurato al livello dei rischi assunti e al rendimento degli investimenti finanziari. Altro problema il calcolo e la creazione delle riserve tecniche per la quantificazione degli impegni in uscita legati alla gestione dei contratti e delle conseguenti polizze apprezzamento del valore su riserve ha diverse modalit per vita/danni: VITA: calcolo utilizza tavole attuariali e quindi gli eventi sono abbastanza prevedibili DANNI: maggiori difficolt per l'assenza di tavole attuariali, imponendo il ricorso all'esperienza storiaca 12.2.2 ASPETTI FINANZIARI Caratteristica peculiare lo sfasamento temporale tra incasso dei premi e utilizzo per la manifestazione di eventi negativi risorse disponibili, investite in strumenti finanziari, aumentando i ricavi. La gestione finanziaria risulta collegata alla gestione tecnica per l'utilizzo e la fissazione del livello dei premi richiesti alla clientela e per il parallelismo fra la crescita degli investimenti finanziari e la crescita delle riserve tecniche. 12.3 PRINCIPI CONTABILI IAS/IFRS

pagina 258 12.4 TRADING/INSURANCE BOOK ATTIVO: TRADING: strumenti obbligazionari, azionari e derivati speculativi a valore positivo che sono destinati alla negoziazione sfruttando il movimento dei prezzi di mercati esigenze di scambio per capital gain e scelte legate andamento mercati INSURANCE: strumenti obbligazionari, azionari e derivati di copertura a valore positivo che sono destinati al mantenimento sino a scadenza, i prestiti alla clientela e gli stumenti dell'attivo esigenze di investimento in risorse monetarie per dividendi e interessi, scelte legate a politiche gestionali 12.5 ATTIVO Le proporzioni tra le diverse classi di bilancio tendono come obiettivo all'innalzamento dei volumi intermediati, di profitto e di gestione dei rischi l'utilizo dell'intera gamma degli strumenti di composizione dell'attivo insieme ad altri strumenti inseribili nel fuori bilancio, crea le premesse per l'espansione dei volumi produttivi e delle quote di mercato (e dei ricavi) 12.5.1 RISERVE LIQUIDE L'impresa di assicurazione palesa motivazioni per la detenzione di aeguate riserve liquide e strumenti di mercato monetario agevolmente negoziabili riserve liquide: primarie secondarie C' trade-off tra profitti e liquidit non ci sono vincoli come le banche commerciali per la creazione ed il mantenimento di liquidit. 12.5.2 INVESTIMENTI FINANZIARI Titoli di debito e di capitale con scadenze SS, S, M, L e indeterminate e da titoli derivati. In tali imprese, i valori mobiliari pubblici e privati, obbligazionari e azionari, costituiscono una proporzione alta dell'attivo per persegure obiettivi di rendimento e di liquidit. 12.5.2.1 OBBLIGAZIONI Sono la parte preponderante del portafoglio basso rischio di credito, nonch rendimento. L'andamento dei saggi di mercato, e la corrispettiva curva dei rendimenti si palesano fondamentali per la composizione del portafoglio obbligazionario, specie nella proporzione tra strumenti fissi e strumenti variabili. Duration e convexity costituiscono strumenti adatti per la valutazione della composizione perch esprimono le oscillazioni di valore e quindi le esigenze di aggiustamenti. Il rendimento degli investimenti obbligazionari si riflette sulla fissazione delle condizioni di polizza e sul livello dei premi. 12.5.2.2 AZIONI Proporzione ridotta del portafoglio l'ingresso coglie opportunit di strumenti sotto quotati e invece l'uscita tende a considerare strumenti sovraquotati. Il coeffiviente BETA lo strumento principale per la gestione del portafoglio azionario perch esprime la reattivit del prezzo del singolo strumento azionario a oscillazioni di prezzi di mercato. 12.5.2.3 DERIVATI SPECULATIVI: sottointendono guadagni oppure perdite, creando nuovi o diversi rischi per l'impresa di assicurazione e se a valore positivo, sono ricompresi tra le attivit negoziabili COPERTURA: tendono alla riduzione o al trasferimento dei rischi e non sempre riescono a realizzare una copertura piena ricompresi in altre attivit 12.5.2.4 PRESTITI SU POLIZZE ED IPOTECARI I prestiti possono essere richiesti dal periodo di maturazione del diritto al riscatto della polizza alto grado di sicurezza perch garantiti dal valore di cassa accumulato dalla polizza. Vengono erogati anche prestiti ipotecati M/L-T con lunga duration 12.5.2.5 PARTECIPAZIONI AZIONARIE

Originano un rendimento incerto e variabile per la distribuzione dei dividendi e formano una classe di valori che presenta oscillazioni anche marcate. partecipazioni per opportunit diversificazione gamma prodotti. 12.5.6 INVESTIMENTI IMMOBILIARI un impiego durevole delle risorse disponibili con obiettivo di reddito e/o capital gain difesa in periodi di inflazione per terreni e fabbricati. Grado di liquidit molto ristretto e alte imposizioni fiscali 12.6 PASSIVO DANNI: S-T VITA: L-T il passivo composto dalle riserve tecniche. L'emissione ed il collocamento di polizze sul mercato determina l'afflusso di risorse monetarie che sono utilizzate per la composizione degli impieghi 12.6.1 RISERVE TECNICHE Sono la principale componente del passivo delle assicurazioni vita/danni. Sostanzialmente sono obblighi di pagamento subordinati alla verifica degli eventi negativi e all'applicazione delle condizioni contrattuali. L'inserimento e la vendita di polizze index/unit-linked assume notevole importanza perch tali strumenti trasfeeriscono direttamente sugli assicurati il rischio connesso al rendimento della polizza alto profilo rischiorendimento 12.7 CAPITALI PROPRI La gestione del capitale mira alla crescita delle risorse disponibili, al rafforzamento patrimoniale, al rispetto dei requisiti di adeguatezza struttura poggia largamente sull'indebitamento rispetto al capitale. La struttura cos composta risponde a motivazioni diverse che postula essenzialmente l'insufficienza o abbondanza di informazioni sulle aree di business portate avanti dalla singola impresa. L'aumento dei capitali propri crea il presupposto per lo sviluppo dei volumi intermediati per formare ricavi in CE aumento solidit patrimniale e solvibilit 12.7.1 RITENZIONE PROFITTI E RICORSO AL MERCATO Molto importanti sono le ralazioni tra retention/payout-ratio per il sostegno al processo di sviluppo mediante risorse interne insieme ad una politica dei dividendi rispecchiante le aspettative di mercato. Ricorso al mercato. AUMENTO DI CAPITALE: emissione di nuove azioni e collocamento sul mercato afflusso risorse monetarie DEBITI SUBORDINATI: inseribili nel calcolo del patrimonio utile ai fini di vigilanza per il rispetto e l'applicazione dei criteri della capital adequacy passivit con postergazione del rimborso rispetto agli altri debiti (similarit con capitale proprio) 12.8 FUORI BILANCIO Strumenti come commissioni o provvigioni che recano un contributo positivo in CE. Possono essere reversibili o irreversibili distinguendone la possibilit di trasformazione da fuori bilancio in bilancio 12.8.1 REVERSIBILI Potenziali impegni finanziari per l'impresa con riflessi sui valori di bilancio e rischi: GARANZIE: potenziali impegni nella sostituzione del cliente negli obblighi contrattuali STRUMENTI FINANZIARI: acquisit/vendita di valori a termine e posizioni in derivati sottointendendo regolamenti intervallati nel tempo 12.8.2 IRREVERSIBILI non originano impegni finanziari gestione del portafoglio dei fondi pensione che postula il conferimento dell'incarico per la gestione del fondo pensio all'assicurazione che provvede all'impiego dei contrivuti versati dagli aderenti. CAPITOLO 13_MODELLI 13.1 ASSICURAZIONE VITA

Assume il rischio di perdite finanziarie legate a morte prematura, vita troppo lunga, infortunio o malattia presuppone in caso di evento avverso il pagamento di indennizzi a titolo di capitale, annualit e rimborso spese. Passivit di M/L-T che inducono alla sperimentazione di attivit sempre di M/L-T. Nei paesi europei le assicurazioni vita tendono alla diversificazione produttiva per l'incremento dei volumi produttivi e dei ricavi in CE ampliamento gazza polizze, utilizzo derivati, garanzie, gestione fondi pensione, partecipazione in intermediari di diversa natura. La diversificazione della gamma tende all'incremento della gamma dei rischi assicurati , pertanto sussistono motivazioni per il traserimento all'esterno di alcuni rischi assicurati mediante RIASSICURAZIONE, SECURITIZATION e DERIVATI. L'utilizzo di risk-linked securities provoca il trasferimento del longevity e mortality risk sul mercato dei capitali tramite il collocamento di bonds e l'utilizzo delle somme per la copertura degli eventi negativi. 13.2 ASSICURAZIONE DANNI Assume il risch iodi perdite finanziarie derivanti da danni e responsabilit mediante il pagamento di indennizzi al verificarsi dell'evento negativo previsto in contratto e per la scadenza temporale indicata. Tali imprese assumono anche rischi catastrofali che innalzano particolarmente i risarcimenti dovuti e rendon inapplicabile la legge dei grandi numeri. Sussistono quindi motivazioni per il trasferimento all'esterno tramite riassicurazione, securitization e derivati creazione di catastrophe bonds e derivatives peer il trasferimento sul mercato dei capitali 13.3 GRUPPO ASSICURATIVO Nascita dovuta alla diversificazione produttiva indiretta con l'abbassamento del rischio ttotale mediante l'estensione verso attivit imperfettamente o negativamente correlate tra di loro. Il gruppo si rivela importante presupposto per la ricerca dei mutamenti organizzativi e distributivi nelle tipologie e nei singoli intermediari presenti devono essere evitate marcate sovrapposizioni di ruoli e competenze La capogruppo riveste una posizione centrale sia per la definizione degli indirizzi strategici che per la composizione delle modalit di intervento creditizio e finanziario, puntanto alla non insorgenza di effetti sostitutivi. 13.3.1 ASSUR-BANKING Tra origine dall'iniziativa di un'impresa di assicurazione per la creazione della propria banca con caratteristiche moderne esigenze di incremento dei volumi produttivi. Creando la propria banca, l'impresa di assicurazione porta avanti una strategia di diversificazione produttiva indiretta per l'ampliamento della gamma: AMPLIAMENTO DELLA GAMMA: nascita e sviluppo di attivit di cross-selling (economie di scala e di scopo) RAFFORZAMENTO RETE VENDITA: nascita e sviluppo di nuovi canali per la vendita CAPITOLO 14_RISCHI REGOLAMENTAZIONE E PERFORMANCE 14.1 RISCHI I rischi traggono origine essenzialmente dalle classi dell'attivo (finanziari inquadrabili nei rischi speculativi) e del passivo (assicurativi inquadrabili nei rischi puri). 14.1.1 RISCHIO DI LIQUIDIT capacit di saldare i debito alle scadenze e presuppone disponibilit di risorse monetarie non particolarmente problematico per le assicurazioni per l'inversione temporale del ciclo finanziario. agevole rilevare un'ampia liquidit e un cash flow positivo rispetto alle imprese industriali e alle altre imprese fiannziarie. Problemi di liquidit possono sorgere con indennizzi pi alti rispetto il livello delle riserve tecniche o premi pi bassi rispetto al livello programmato selezione e creazione di un portafoglio rischi assicurativi dovrebbero mirare ad una migliore applicazione della legge dei grandi numeri e allo stesso tempo alla non correlazione delle esigenze di liquidit fra i titolari delle polizze. 14.1.2 RISCHIO DI SOLVIBILIT Il rischio di solvibilit presuppone scelte corrette nello screening e nell'underwritin, mirando alll'assunzione di identici e indipendenti rischi per l'applicazione della legge dei grandi numeri. Tale rischio postula scelte corrette

per l'assunzione di rischi omogenei nelle potenzialit di perdita e la formazione di un pool la capacit di fronteggiare i propri obblighi di pagamento degli indennizzi sottintende condizioni di liquidit. 14.1.3 RISCHIO DI CREDITO Origina dagli investimenti obbligazionari per inadempienza degli emittenti connesse al mancato pagamento degli interessi o rimborso del capitale. legato anche a insolvenze nei preestiti alla clientela e nella riassicurazione per le quote trasferite. Nei prestiti su polizze o ipotecari, il rischio di credito pu essere contenuto con l'utilizzo dello screening e del monitoring e per l'esistenza di garanzie. Nella riassicurazione il rischio mitigato mediante selection di riassicuratori con elevato merito di credito. 14.1.4 RISCHIO DI SAGGIO DI INTERESSE Le tecniche ALM sono state utilizzate dalle imprese di assicurazione per la gestione del rischio di saggio di interesse. Nelle imprese VITA opzioni di riscatto e prestito sulle polizzo e rimborso anticipato sui prestiti ipotecari introducono ostacoli all'apprezzamento del valore di att/pass e quindi del rischio di saggio. Nelle imprese DANNIA il rischio di saggio legato al divario temporale fra attivit e passivit per la tipica, breve scadenza degli impegni contrattuali bilanciamento dei cash flows non agevole. Strumenti derivati quali swaps, options e futures sono sperimentabili per la copertura dei rischi negli investimenti finanziari e per il rischio di saggio. L'ALM fornisce indicazioni wsulle modalit del loro utilizzo per la modifica delle caratteristiche degli strumenti finanziari e quindi per obiettivi di riaggiustamento e controllo del rischio di saggio. 14.1.5 RISCHIO DI CAMBIO 14.1.6 RISCHIO OPERATIVO Riconducibile ad inadeguatezze e/o carenze nei processi interni che provocano incrementi nei costi e/o decrementi nei ricavi non diversificabile con altri rischi. 14.2 MODELLI VAR Il value at risk stabilisce la massima perdita sperimentabile su un determinato strumento finanziario in un periodo temporale, stabilito un intervallo di confidenza misura l'impatto sul valore dello strumento delle variazioni di mercato (saggi, cambi, prezzi). I modelli VaR svolgono il loro lavoro nelle normali consizioni di mercato, ma non in quelle estreme, infatti lo stress test permette di trarre indicazioni sulla validit dei modelli confrontando i risultati prima e dopo lo stress test. Nelle posizioni di trading l'orizzonte temporale per il calcolo del VaR oscilla tra 1/10 giorni, mentre nelle posizioni di investimento l'orizzonte oscilla fino ad un anno. La soluzione del problema postula l'utilizzo di un multiplo della deviazione standard per la stima della massima perdita potenziale a parit di condizioni, il VaR assume valori pi elevati al crescere dell'orizzonte temporale e all'ampliarsi dell'intervallo di confidenza considerato. 14.3 REGOLAMENTAZIONE Il contenuto liquido degli investimenti finanziari non solleva incertezze nell'apprezzamento del loro valore e rendimento; al contrario, l'indebitamento a scadenza (RIS: TEC:) sottintende incertezza nei valori dei risarcimenti. Le asimmetrie informative a svantaggio dei consumatori e i connessi problemi di agenzia ispirano la regolamentazione assenza di regolamentazione potrebbe tradursi in eccessivo livello di insolvenze. La solvibilit costituisce il fondamento nella fiducia verso le imprese di assicurazione per gli obblighi nei confronti dei titolari delle polizze. La regolamentazione in EU postula l'applicazione del solvency capital requirement (SCR) che postula l'adeguato livello di capitali per la solvibilit e il minimum capital requirement (MCR) che postula la soglia minima di capitale. 14.3.2 SOLVENCY II
pillar 1 consists of the quantitative requirements (for example, the amount of capital an insurer should hold).

Pillar 2 sets out requirements for the governance and risk management of insurers, as well as for the effective supervision of insurers. Pillar 3 focuses on disclosure and transparency requirements.

14.3.3 MODELLI STANDARDIZZATI Il modello standardizzato stima rischi assicurativi, finanziari e operativi seguendo il total balnce sheet approach. MCR: metodologia semplificata SCR: analisi integrata di rischi assicurativi, finanziari e operativi quantificando il capitale idoneo alla copertura delle perdite inattese individuazione di target ottimale 14.3.4 MODELLI INTERNI Utilizzo di sistemi interni per la gestione dei rischi e del calcolo dei requisiti di capitale migliore capacit di apprezzamento e gestione dei rischi delle singole imprese. Problema consiste nella valutazione del trade-off tra costi di impostazione e realizzo e conseguenti vincoli di capitaleda una parte e benefici insiti nella migliore gestione dei rischi dall'altra. Seguono il total balance sheet approach. Alla base dei modelli interni si trova il VaR che identifica l'esposizione ai rischi delle imprese e quindi i capitali propri seguendo le indicazioni delle autorit di vigilanza per la loro costruzione e funzionamento. Il portafoglio assicurativo palesa tipicamente rischi indipendenti mentre quello delle attivit finanziarie, rischi dipendenti, rendendo ostacoli all'aggregazione dei rischi e al calcolo del VaR. Il calcolo del SCR sottintende la definizione della misura del rischio assegnando una quantit di capitale a una distribuzione di utili e perdite e fissando l'intervallo di confidenza e l'orizzonte temporale. 14.4 PERFORMANCE 14.4.1 COSTI E RICAVI COSTI: indennizzi e costi operativi RICAVI: premi incassati, redditi netti su investimenti, commissioni neette su strumenti fuori bilancio 14.4.2 INDICATORI Margine netto della gestione tecnica indicatore che misura il contributo alla redditivit dei ricavi e costi Premium incomePolicy expenses derivanti dal business assicurativo: NUM = . Total assets Il rendimento della gestione finanziaria indica il contributo alla redditivit complessiva degli investimenti Net investiment income dell'impresa: IY = . Total assets La misurazione della redditivit legata al ROE. TABELLA PAG. 291 14.5 CONFRONTO BANCA E ASSICURAZIONE Le imprese assicurative emettono e vendono polizze mediante incasso dei premi e acquistano strumenti mediante pagamento somme denaro. Diversit si ritrova nell'applicazione delle scadenze: VITA: att/pass L/LL-term DANNI: att/pass S/M-term passivit: incertezza nell'importo e scadenza per assicurazioni, incertezza importo e certezza scadenze per banche PARTE SESTA MERCATI FINANZIARI CAPITOLO 15_ ASPETTI STRUTTURALI E FUNZIONALI 15.1 CARATTERISTICHE La creazione di mercati finanziari sottintende il sostenimento di costi e l'esistenza di adeguati volumi di scambi. La rilevanza dell'allocazione delle risorse monetarie, i volumi, l'esigenza di uniformit e trasparenza inducono le

pubbliche autorit alla fissazione di regole per lo svolgimento delle negoziazioni e degli organi preposti alla sorveglianza e al controllo dei mercati intermediari fondamentali per il buon funzionamento dei mercati finanziari e complementari per evitare contrapposizioni sulle modalit operative. I trasferimenti delle risorse alimentano gli scambi. 15.2 EFFICIENZA Seguendo l'ipotesi di aspettative perfettamente razionali, mutamenti nelle informazioni si riflettono sui prezzi e sono percepiti dal mercato tecniche previsionali fondate sull'andamento passato dei prezzi sono inutili. Il grado di efficienza dei mercati pu essere misurato dalla loro diversa capacit nell'accesso e utilizzo delle informazioni sulla storia passata dei prezzi nella weak form, nell'accesso delle informazioni pubblicamente disponibili nella semi-strong form oppure di tutte le informazioni pubbliche e private nella strong form. 15.3 SAGGI DI INTERESSE Gli scambi e la connessa emissione e circolazione degli strumenti finanziari sui mercati presuppongono la formazione dei prezzi che si palesano utili nel calcolo dei rendimenti per l'investitore e dei costi per il richiedente. A parit di saggio di inflazione, rischio, imposizione fiscale, scadenze, il differenziale nei saggi costituiscono iol parametro pi importanete per le conseguenti scelte di composizione del portafoglio. I saggi influiscono tipicamente sulle scelte e sui comportamenti seguiti dagli intermediari nella struttura del loro attivo e passivo di bilancio, creando diversit di condizioni nei loro processi espansivi. Ugualmente importanti sono per la rischiosit e l'incidenza fiscale. 15.3.1 STRUTTURA PER SCADENZA La curva dei rendimenti esprime la relazione fra rendimenti percentuali di obbligazioni omogenee nelle caratteristiche e le rispettive scadenze, riflettendo nella sostanza preferenze di mercato. INCLINAZIONE ASCENDENTE: profilo normale della curva che colloca i saggi a breve sui livelli pi bassi, quelli a medio sulla mediana e quelli a lungo su valori pi alti, indicando una relazione positiva INCLINAZIONE DISCENDENTE: opposto della precedente, indicando quindi una relazione negativa INCLINAZIONE PIATTA: profilo della curva che individua un unico livello dei saggi per tutte le scadenze, indicando indifferenza fra rendimenti e scadenze In questo modo la TEORIA DELLE ASPETTATIVE PURE sottintende legami stretti tra saggi a breve e mediolungo termine aspettative esercitano rilievo ipotizzando un legame tra saggi e esiste correlazione stretta fra mercato monetarie e quello dei capitali per quanto riguarda il processo formativo dei tassi. Nella realt dei fatti, i tassi a BB/B-T cambiano con maggiore frequenza perch il meccanismo di riaggiustamento dei saggi risente delle imperfezioni del mercato. La TEORIA DELLA SEGMENTAZIONE, postula un processo formativo dei saggi determinato tra l'incontro fra la domanda e l'offerta relative a specific segmenti del mercato creditizio. Nella realt economica, il pieno riscontro di un'ipotesi o dell'altra risulta difficoltosa, infatti si possono individuare elementi dell'una o dell'altra teoria. Sussitono anche: TEORIA DEL PREMIO A RISCHO: rilevanza del rischio nel passaggio da una scelta di breve a una di lungo periodo e quindi l'esigenza del premio adeguato (rendimenti crescenti in rapporto alla lunga durata di rinuncia alla liquidit) TEORIA DELL'HABITAT PREFERENZIALE: mette in evidenza l'avversione al rischio e il formarsi di preferenze legate ai diversi habitat esistenti sul mercato. 15.4 REGOLAMENTAZIONE Obiettivi fondamentali: DIFESA DELLA CONCORRENZA: per quanto riguarda la creazione di accordi collusivi e l'influente potere sul mercato, essendo partecipanti ai mercati, di dimensioni anche rilevanti, ci pu portare a riflessi rilevanti sulla formazione dei prezzi PROTEZIONE DEGLI INVESTITORI: vengono considerati rischi di possibili frondi a danno degli investitori per le minori informazioni rispetto agli operatori professionali

CAPITOLO 16_ MERCATI MONETARI 16.1 CARATTERISTICHE Vengono realizzate trasferimenti delle risorse monetarie per aggiustamenti delle posizioni di liquidit creazione di dom/off su strumenti con la formazione di determinati prezzi per l'uso delle risorse a scadenze BB/B-T La loro esistenza reca vantaggi sul piano economico e sociale riducendo la detenzioine di scorte monetarie abbassare riserve di cassa con riflessi positivi in CE. 16.2 STRUMENTI E PARTECIPANTI Gli strumenti rivelano caratteristiche simili come l'alt liquidit, il basso rischio di insolvenza, e scadenze BB/B prezzi insensibilia lle fluttuazioni nei saggi di interesse. TITOLI DEL TESORO FONDI INTERBANCARI P.C.T. C.D. NEGOZIABILI COMMERCIAL PAPER ACCETTAZIONI BANCARIE 16.3 MERCATI REGOLAMENTATI E OTC REGOLAMENTATI: organizzazione scambi stabilendo regole e modalit operative standardizzate e comuni rischio basso OTC: scambi non standardizzati strumenti monetari ad eccezione di TS 16.4 PARTECIPAZIONE DEGLI INTERMEDIARI I mercati monetari attribuiscono agli intermediari possibilit di aggiustamento nella posizion di liquidit e di temporanea raccolta/impiego di risorse monetarie scelte orientate BB/B-T. Tale mercato rende possibile il pronto impiego degli eccessi di liquidit e il rapido smobilizzo delle attivit a B-T detenute in portafoglio senza rischio di perdite. I saggi di interesse in oggetto presentano ampie oscillazioni che presuppongono scelte rapide e frequenti revisioni sugli orientamenti. Correlazioni ed interdipendenze fra evoluzione mercati e attivit degli intermediari possono essere individuate sia considerando gli stadi di sviluppo raggiunti dai singoli strumenti e mercati, sia esaminando le concrete politiche del management aziendale. Gli scambi sul mercato monetario sono importanti per la gestione della liquidit e sono centrali per quelli che ne svolgono un'attivit esclusiva. L'inserimento nel monetario di quelli intermediari che non sono dediti in via esclusiva al mercato monetario, si rende necessario per la gestione dei flussi di cassa. CAPITOLO 17_ MERCATI DEI CAPITALI 17.1 CARATTERISTICHE Sono ricompresi scambi a M/L/I-T imperniati sulla circolazione di strumenti mobiliari e altri strumenti finanziari trasferimento risorse per esigenze di investimento e finanziamento. Negli ultimi anni si assiste ad un diffuso interresse delle PA per i mercati di capitali. La struttura di tali mercati sottintende capacit concorrenziali e di sviluppo costi di transazione indispensabili per lo sviluppo. La composizione dei portafogli finanziari si ispira ai differenziali di rendimento tra le attivit finanziarie a parit di saggio, rischio, incidenza fiscale, scadenza. 17.2 STRUMENTI E PARTECIPANTI 1. titoli di stato 2. obbligazioni enti locali/PA: finanziamento da parte stato dei disavanzi, degli investimenti pubblici e privati o alla realizzazione dei mutamenti nella composizione dell'indebitamento e della struttura finanziaria 3. obbligazioni societarie: emesse da imprese e intermediari finanziari a) obbligazioni e certificati fiduciari sono passivit a M/L-T con garanzie

b) obbligazioni ordinarie e subordinate sono passivit M/L-T senza garanzie e quindi fondate sulla solidit finanziaria dell'emittente c) obbligazioni convertibili e con warrant presuppongono la conversione in azioni ordinarie e l'esercizio del warrant a determinati prezzi ed epoche temporali 4. azioni societarie: reperimento risorse a tempo indeterminato per finanziamento progetti di investimento e/po il rafforzamento della struttura finanziaria aspettative sui profitti e sul capital gain 5. prestiti ipotecari: strumenti a L-T con garanzia su immobili e rimborsi mediante rate periodiche comprensive di quota capitale e quota interessi Relativamente ai prestiti ipotecari, il pooling di classi di prestiti con caratteristiche simili nel portafoglio di assetse la successiva creazione di ABS, alimentano la securitisation che aumenta il numero di strumenti negoziabili sul mercato e quindi la gamma delle scelte di portafoglio 17.4 PARTECIPAZIONE DEGLI INTERMEDIARI Ci Sono ampi legami fra l'evoluzione dei mercati e lo sviluppo degli intermediari. L'investment banking attribuisce notevole importanza all'acquisto e alla vendita di obbligazioni e azioni che si inseriscono a pieno titolo nelle scelte di composizione del portafoglio stretto contatto tra impresa finanziata ed intermediario finanziario. Per quanto riguarda gli intermediari specializzati nel credito M/L-T troviamo le S&L e le building societies con i prestiti ipotecari che riempono l'attivo ruolo importante sul mercato dei capitali per il collocamento delle passivit e per la creazione di prestiti. Riguardo agli intermediari bancari: SPECIALIZZATI: erogazione e rimborso di presiti M-T e alla compravendita di titoli di debito UNIVERSALI: anche partecipazioni nelle imprese con ampi strumenti nei prestiti M/L-T compreso il modello investment banking Negli intermediari mobiliari il business strettamente connesso alle vicende del mercato dei capitali, alimentando gli scambi. Negli intermediari assicurativi il business legato al mercato dei capitali per l'investimento delle riserve tecniche e quelle legate ai piani previdenziali. I mercati dei capitali palesano aspetti di interdipendenza estesi e gli intermediari possono ricercare punti di contatto per aumentare la raccolta ampliando le tecniche. CAPITOLO 17_ MERCATI DEI DERIVATI 18.1 STRUMENTI