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INCONTRO CON UN UOMO STRAORDINARIO - 48

tratto dal blog http://ilgrandeignoto.blogspot.com di Angelo Ciccarella

RITORNO A DEYA L'essere si inoltr nel bosco. Lo seguimmo. Scandurra mi accenn all'esistenza di una vetta luminosa. Poi, avvertimmo un melodioso canto di bambini che si alz tutt'intorno. Era canto gioioso. Poi li vidi. Erano luci nelle luci, senza ombre, privi di contrasti interni, immersi in un campo radiante multicolore. I senzacorpo, come li denomin il maestro, ci aprirono la strada verso una collina. Avvertii un desiderio inquieto, che si ripercosse su tutta la mia anima. Sembrava una processione, ascoltando le note del canto. Il contrasto era straordinario tra noi uomini in carne ed ossa e loro, i senzacorpo splendenti, energie luminescenti che fluttuavano nell'aria come angeli. La scena assumeva i contorni di un sogno soave, leggero, fresco. E allora ammirammo la vetta di quel colle, coronata di luci. Ha LL Fast si rivolse a noi: Vorremmo perfezionarci ulteriormente, non per superbia ma per una necessit della nostra stessa essenza. Di natura rifuggiamo il caos. Ma la cima ancora lontana. Giunti sulla sommit, fummo circondati da centinaia di esseri elettrici, quasi fossero un comitato di ricevimento. Sentivo la loro natura, normalmente felice. Erano contagiosi. Ci sentimmo, infatti, contenti. La collinetta si ergeva su di uno strapiombo il cui fondo era coperto da nebbia. Ebbi paura di quell'abisso cos tenebroso. Hanno voluto condividere con noi l'adunanza sacra. Ad ogni fine ciclo cosmico si radunano quass e cantano la loro felicit all'universo. La propagano e ogni essere pu sentirla. Esistono per ricordare al mondo che il nostro fine la gioia. Per induzione risvegliano l'anima di ognuno di noi. Quando senza motivo apparente percepiamo un brivido corroborante, un fremito di benessere, beh, la vibrazione del loro canto felice che ci giunge. Pensa, Angelo, ci sono popoli che dedicano tutta la loro vita per gli altri. Cos, senza compensi o vantaggi. Naturalmente. In quell'immensa plaga di luce, come tanti fiori, spuntarono miriadi di senzacorpo, luccicanti, gloriosi. Mi sfiorarono il viso. Fui inondato da un calore buono e mille scintille sgorgarono dalle loro forme. Quelle gocce di luce sembrarono vivere di vita propria, volavano saettando per ogni direzione, come impazzite. Allargai le braccia e vi si posarono. Prive di peso e tuttavia avvertivo la loro leggera pressione sul mio corpo. E allora vidi il mio riflesso su di uno specchio d'acqua, ma rovesciato e mi prese una vertigine. L'alto e il basso si scambiarono di posto. Il mondo sembrava invertito: cielo sotto e terra sopra. Aghi luminosi mi penetrarono dappertutto. Una lunga scossa elettrica mi attravers. Dalla mia spina dorsale scaturirono flussi vitali di energia che a velocit pazzesca raggiunsero la sommit della mia testa e oltre, a m di fontana. Avvertivo ogni cellula del mio corpo, ne sentivo
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l'orbita, il movimento. Caspita, era fantastico. Un fascio di condotti lucenti giravano a mille all'ora dentro di me. E spaziavo viaggiavo, mi estendevo ovunque. Ridevo dalla contentezza. Piangevo dalla contentezza. Mi commuovevo col tipico pizzicorio al naso. Rilasciavo robaccia putrida fuori di me. Odori immondi fuoriuscivano da ogni poro della mia pelle. Quando, lentamente uno stato di gioia pura mi assal. Spruzzi odorosi di rosa giungevano alle mie nari. E poi mi adagiai per terra. Quello fu l'ultimo ricordo che ebbi lass, tra gli angeli di luce benedicenti. Il maestro mi scosse. Ripresi lentamente coscienza. Appoggiato ai piedi di un albero, cercai di riprendermi. Avevo la bocca impastata e non riuscivo a spiccicar parola. La testa nemmeno la sentivo. A dirla tutta, era tutto il corpo che avvertivo diverso. Mi guardavo le mani, le ruotavo di 180 e mi apparivano assai diverse, come pi lontane dai miei occhi. Gi, i miei occhi: mi vedevo oltre la nuca, un po' spostato in alto. Ero fuori di me? Eppure governavo il mio corpo, ma da un altro punto di osservazione. Quanto sarebbe durata questa sensazione? Oppure questa sarebbe stata da l in poi il mio nuovo status: quell' essenza di pura energia che aveva un prolungamento di carne e nervi non pi decisivi per la vita. La mia vita mi appariva una rappresentazione della Vita pi grande, estesa, intensa, compiuta. Vuoi spremere il limone invece che coltivare la pianta? - mi fece Scandurra.

Il suo intervento ebbe l'effetto di uno scrollone. Tutto ritorn alla normalit, sebbene essa mi sembr sempre meno uguale a quella di prima. Cosa mi successo? Sono cambiato? Avverto ancora le scosse elettriche dietro la schiena. Cos'... kundalini che si svegliata?

Lascia dormire il serpe, se non sei in grado di domarlo, giovane amico. Un passo... un passo per annerire le cose, vecchie di generazioni. Ci si abbevera alla fonte e il gioco fatto. Certo, bisogna farne di strada e non tutti i ristori sono schietti. In pratica ho fatto un passetto in avanti sulla via o cosa? Una piccola apertura che comunque permane. Vi sono delle esperienze devastanti che o ti ammazzano o ti rendono pi vivo. La circolazione delle luci ha fatto capolino, il pavone ha sciolto la coda. Un omaggio del popolo dei senzacorpo.

Ripartimmo di buona lena. Seguendo il maestro, notavo la sua perizia da camminatore. Ci insegnava, infatti, che ''camminare un'arte''. Seguendo i sentieri giusti, compivamo un atto magico. La terra che ti reggeva, diventava tua alleata. Uno scambio di forze si innescava: scaricavamo fatica e zavorre per poi assorbire freschezza e vigore. Il passo lento, corto, le spalle che dondolavano e le braccia-abilancia nei tratti pi duri della strada, senza dimenticare le mani ad antenna per meglio raccogliere il flusso proveniente dal suolo. Era uno spettacolo emulare Scandurra che camminava tra boschi e campagne, sia viterbesi che deyane. C poi pure un suo passo speciale, che contraddistingue il procedere verso cose grandi. simile a una freccia diretta al suo bersaglio
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Feci tesoro dei suoi insegnamenti. Lo seguivo senza affaticarmi, anche per chilometri. Di tanto in tanto, ci fermavamo per appoggiarci al tronco di un albero, sfioravamo un masso roccioso, aggiravamo uno stagno, saltavamo un ruscello: tutto ci per captare segnali. Madrenatura ci parlava e noi dovevamo soltanto ascoltarla col dovuto rispetto. Tutto opera della Creazione. L'uomo potrebbe conoscere la posizione precisa di ogni atomo del cosmo, fiammeggiare della stessa luce divina, soltanto se fosse allacciato al Padre Celeste. Invece che fa? Si fatto intrappolare in un carcere radioattivo, che giorno dopo giorno gli rosica l'anima. Eppure, prima di Atlantide e quando Saturno non era ancora velenoso, gli uomini della prima razza c'avevano tutto gratis. Riuscivano perfino a sentire i suoni delle stelle perch liberi dal velo. La Luna regolava il ciclo femminile al millesimo e tutto viaggiava in armonia. Era bello, Angelo. Eh, poi c' sempre qualche ''rompicojoni'' cosmico, titanico e senza vergogna, che si nutre di mondi e contamina cuori e intelletti della stessa fame. La conoscenza allora ''sdirazza''. Ogni tanto si sente una nostalgia profonda, qualcosa che ci manca e che abbiamo perduto. Dentro ogni uomo permane una cellula primigenia, retaggio ancestrale permanente che lo collega con l'origine malgrado i milioni d'anni passati. In fondo, non possiamo fare a meno di ricercare la nostra casa. Uscimmo dal fitto bosco in direzione di una grande distesa pianeggiante verdeblu. A circa cinquanta passi da noi, notammo la sagoma di una piattaforma circolare. Ci avvicinammo. Alta non pi di un metro per cento di diametro. Liscia e senza segni di saldatura, era di metallo bronzeo; se ne stava l, placida e un po' curiosa tra onde d'erba. Somigliava ad una enorme moneta, poggiata o conficcata non si sa bene perch. Che cos'era? Quale era la sua funzione? Scandurra not la mia curiosit e prima che glielo domandassi, mi anticip: Antichissime vestigia, cos si dice?, di una civilt scomparsa, Samastia. Sembra una base di atterraggio? Ed cos, infatti. tutto ci che rimasto di quel popolo, di quella citt. In mezzo al prato, un astroporto dimenticato ma perfettamente funzionante.

In che senso, funzionante? Attende da cento anni una nave galattica salpata e mai pi ritornata. Per quella civilt era di vitale importanza la missione di quei pochi coraggiosi. Ma un turbine di fuoco incener tutti e di quel vascello non se ne seppe pi nulla... ma l'astroporto sempre pronto per l'atterraggio. Ma maestro, chi aspetta? C' qualcuno? Oh no. Morirono tutti. Ma prima prepararono le condizioni utili per l'eventuale ritorno dei loro fratelli.

Non riuscii a comprendere cosa volesse intendere. Che senso aveva tutto questo? E poi, che missione avrebbero dovuto compiere? E poi ancora, dopo un secolo nessun pilota sarebbe sopravvissuto. Come i sopravvissuti di Atlantide. Esuli dal grande evento distruttore, si diressero su altri

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mondi. Ma ritorneranno. Si sedette sul bordo della piattaforma e io con lui. Malgrado la temperatura esterna fosse mite, quel metallo era freddo. Scandurra si guard intorno e sorrise a mezza bocca. Pensa se tornassero proprio adesso che ci stiamo noi. Sarebbe magnifico. Mi prendi in giro, maestro, vero? Mah, ho la netta sensazione che dopo 100anni sia giunto il tempo del ritorno. Noi li accoglieremo col massimo rispetto. Un silenzio improvviso pervase tutta la pianura. Non si sentivano pi gli strani versi di animali. Mi si rizzarono i capelli dietro la nuca. L'astroporto cominci a vibrare. Ci alzammo svelti. Scandurra mi spinse verso l'inizio del bosco, a 50metri di distanza e mi indic col dito una direzione del cielo. Una specie di ragno gigantesco si avvicinava velocissimo alla piattaforma. Una massa titanica, una carlinga immane, scura, spaventosa fren di colpo a pochi metri di altezza e atterr. Malgrado la mole non emise alcun rumore. Silenziosa e mortale. Alta cento e larga almeno centocinquanta metri, a mala pena toccava con le sue quattro zampe di ferro il bordo della piattaforma, che rincul per poi stabilizzarsi. Sottovoce chiesi a Scandurra se si fosse preso gioco di me. Era tutto combinato, immaginai. No, sapevo del loro ritorno, ma non si aspettano di trovare noi. Hanno creduto di potercela fare a salvare il loro popolo, toccando i posti pi lontani degli universi sulle tracce di un essere, forse in grado, da solo, di evitare il disastro... a volte la fede tutto quello che ti serve. Le cose purtroppo presero un altro verso. Gli emissari di Darest Sharma furono implacabili e disintegrarono ogni cosa. Ora i samasti sono ritornati e dove prima c'era una splendida cittstato, vedranno ci che rimasto. Una piccola traccia di quello che era prima: un cerchio fedele. Sempre Darest Sharma al centro di tutte le disgrazie. Sembra la storia comune a molte civilt. Alcune declinano naturalmente, ma molte, appunto, spariscono nel nulla a causa di guerre infinite. Poi, non so bene perch ma ebbi uno strano presentimento, probabilmente privo di fondamento, ma fu cos dirompente che chiesi al maestro: Tu fai riferimento ad una data, un anno... il 2012 come fine del nostro mondo. Te la butto cos come mi viene... faremo la stessa fine di questa civilt deyana dei samasti? Soccomberemo anche noi ad una invasione?

L'umanit, uso 'sta parola perch non mi piace quell'altra, la massa, oggi usata dai politici; allora, l'umanit ha perso il contatto con l'origine. E questo un fatto. Non ci sono pi nobilt dello spirito. Secondo gli atlantidei, gli uomini si differenziano in nobili e bassi. Non c'entrano le caste, le classi, no, qui si intende ben altro. L'uomo atlantideo, che come dire nobile,

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sceglie i mezzi e sa rischiare... distante nei confronti di se stesso. Egli c'ha fede, osserva un codice d'onore, possiede una visione della realt al di sopra dello sporco ego. Non teme la morte e rispetta la vita, ma sempre con distanza. Per l'atlantideo vergognoso attaccarsi a cose meschine, senza importanza reale. Una parte dell'essenza di quegli uomini alti, fu trasmessa ai popoli d'Europa e a quelli di India e Tibet. Ma gli uomini bassi ebbero il sopravvento, perch i nobili decaddero a causa della superbia. Credere per che ci derivi dal materialismo, dall'avarizia, dal potere che in mano a quattro stronzoni, vuol dire essere ingenui. Anche se fossimo tutti buoni e bravi, il pericolo della fine non diminuirebbe di un etto. Cristo fu messo in croce perch i potenti del tempo erano ignoranti, non possedendo pi la conoscenza non compresero. No, Angelo, non una questione morale. Atlantide fin non per la corruzione e i bordelli che pure erano presenti, ma per una conoscenza deviata e, tuttavia, il mondo fu salvo ma perdette qualcosa di grande. Oggi si nega la fonte originaria e forse troppo tardi. La legge dei cicli cosmici non si batte, una rottura tosta profonda lacerante ci sar, ma non tutto perduto. Non tutto. Un filo ci lega sempre all'origine. Un filo sottile, certo, tenue, ma non si spezzer. L'energia e la struttura cosmica che guidano i cicli non sono state costruite a cacchio di cane. Che ne dici? Il Grande Tempo si sta esaurendo, ma quel poco che rimane di qualit; rode lo spazio, e questo un altro fatto, ma lo spazio scivola altrove e si distende meglio di prima. Noi conosciamo il Tempo e ne leggiamo i flussi, la loro misura e dove si dirigono. Ci non esclude un intervento extraterrestre distruttore, che rientrerebbe nella scena degli eventi lungo la linea di confine. Possiamo far qualcosina per dirigere il Passaggio nel Varco e incanalare tutto il disordine in un nuovo ordine. Faremo queste cose non perch siamo i migliori, ma perch siamo gli unici a farlo. Un fascio di luce blu sort da un lato della nave stellare verso terra. Una sagoma umanoide lo attravers lentamente e si diresse verso di noi.

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